Se una notte d’inferno un elettore

 
Dante, i’ vorrei che tu Starry ed io
Insiem con l’inclita sodal brigata
Lungi s’andasse al voler vostro e mio
 
Sì da lasciar esta nazion malnata
Che sol servaggio pare disiare.
Mite e crudele, vaga e avvelenata
 
Presta a corsari e guitti incoronare.
Lassa e infelice per una picciol parte,
L’altra metà, pel suo particulare,
 
Spregia virtù e sol baratta e sparte,
Tronfia e corrotta, prava e smidollata
Degna davver che con tua somma arte
 
A Malebolge venga confinata
Quando non merti pria già ‘l pozzo oscuro
Ovver la Ghiaccia orrida e gelata.
 
L’esilio nondimanco pare duro
Quale destin per quell’incantamento
Che coglie li cultor dell’idiom puro.
 
Indi repente sorge il sentimento
D’allontanare il calice irritante
per sopportar ancor lo turbamento
 
De la sciagura d’oggi repugnante.
Chè forse passerà come la neve:
pria l’uragan, poi il gocciolare lieve
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Pubblicato il 15 febbraio 2013, in Amenità (Paradiso) con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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