La donna anjessicata (‘o famo strano)

scambistiDi Giannastik via Spinoza

Nei dì in cui il Cristo sorge dalla bara
e preci a lui volgiamo tutti quanti,
idea balzana venne alla mia cara

metà che rompe al par di cinque infanti:
“perchè per festeggiar lo lieto evento,
piuttosto che vagar tra chiese e santi,

andiamo in un privato appartamento
in cui piacer di carne ci si cura?”.
Compresi da principio e fui sgomento,

che ormai figur di merda era sicura,
e in vece di preghiere e di stazioni,
prefiguravo già la mia sciagura

in mezzo a giarrettiere ed erezioni.
La vestizion fu già segnale certo,
così com’anche certe sue espressioni:

la dama si infilò un intimo aperto
che il sesso chiaro a tutti avrebbe reso
persino a chi tra i nerd è il meno esperto.

Con membro molle ma con volto teso
mi accingo a uscire dall’abitazione
come di consueto mai sorpreso:

nemmanco un cedimento all’emozione
lessi nel volto della donna amata,
avendo pur sentor d’esser coglione.

Privato club in viale Mont’Amiata,
intabarrato manco fossi al polo,
la soglia varco: inizia la serata.

“In veste entra qui lei da uomo solo?”
“vorrei, ma ho qui con me la mia donzella”
“meglio così, di lor ve n’è uno stuolo”

“quant’è che noi si paga di parcella?”
“per voi non dico niente ma assai poco
duecento son per lei e per la sua bella”

Dissimulando di mia ira il foco,
regolo il conto che mi par salasso:
“‘sti cazzi, quanto costa questo giuoco”.

Donna che di rettal mostra prolasso
s’accosta a noi con uom che pare nano:
non mi curo di lor ma guardo e passo.

Io spero, ma sperar mio resta vano,
che donna mia disgusti e ci ripensi,
ma in sala oscura recami per mano:

“Vedi costor che paiono circensi,
in strane fogge dentro il pube avvinti?
Sono preclari dottori forensi!”

“E quelli in fila l’uno all’altro cinti?”
“trenino fan, leviamoci di mezzo”,
ma ormai l’orda selvaggia c’avea vinti.

“Stacchiamoci dal gruppo di un gran pezzo,
pria che mia intimità venga violata!”
Di mia deflorazion sentia olezzo…

Per farla breve a chiosa di serata
commiato presi da questo intermezzo 
giurando a me “mai più questa minchiata!”

(A voi l’ho raccontato a mo’ di vezzo)

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Pubblicato il 15 aprile 2013, in Amenità (Paradiso) con tag , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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