Tipi da spiaggia

Scritto per il LoLington Post

Ebbene sì, lo confesso: Dante è un amante delle spiagge.toto_spiaggia_libera-V2
Ma come, direte, tu al mare con quel pastrano e quel cappello demodé? O, peggio ancora, non ti farai mica vedere bardato con un ridicolo costume inizio ‘900, a rigoni orizzontali e canotta incorporata?

Calma, niente di tutto ciò: amo le spiagge in quanto osservatore dell’italica fauna. Il rito estivo dei lettini e degli  ombrelloni sul bagnasciuga dice sugli italiani molto di più di quanto si possa pensare. Un Marziano che si trovasse a trascorrere qualche giorno su un litorale modaiolo, potrebbe ricavarne tanti spunti da scrivere un trattato di sociologia.

Io, alieno non da un punto di vista spaziale ma certamente temporale, ho appena trascorso qualche giorno in Costa Smeralda. E mi sono divertito ad osservare le seguenti categorie di “homo spaggiaticus”, che condivido con voi:

I traslocatori
Di solito sono famiglie allargate, composte da padre, madre, figli, cugini, zii, nonni e nipoti. Quando approdano in spiaggia, la densità per metro quadrato subisce un’impennata subitanea, perchè sono soliti portarsi dietro mezza casa. Alle tradizionali seggioline e ombrelloni, si vanno ad aggiungere, ad esempio: tende canadesi (se non addirittura gazebi), borsoni giganteschi traboccanti di racchettoni, fucili ad acqua, braccioli e secchielli, borse frigo contenenti alimenti per mangiare i quali è necessario aspettare il giorno dopo per fare il bagno, salvagenti a forma di animali formato jumbo. Manca solo il televisore LCD. E la cosa più curiosa è che i traslocatori, chissà perchè, tendono ad accalcarsi sulle spiagge più affollate, quasi mai su quelle deserte. 

Arrivan tutti in battera, locuste
senza ritegno, come se le spiagge
non fossero di lor parecchio anguste

I fanatici dei racchettoni
Sono la massima espressione della sportività italiana, dopo quella “da divano”, davanti alla televisione alla domenica. Che siano bambini o adulti, si dedicano all’attività con la stessa solerzia di Roger Federer in occasione della finale del Roland Garros. Se qualche vicino di ombrellone si lamenta per colpa degli schiamazzi, o perchè la pallina cade troppo a ridosso del suo spazio vitale, reagiscono come se il suddetto campione avesse subìto un’ingiustizia arbitrale. Finita la partita, provvedono immediatamente a reintegrare le calorie disperse (non sia mai!) con un ricco spuntino preparato all’uopo (molto simile a quello descritto al punto precedente) 

Tra un dritto ed un rovescio sulla rena
mi sento un campionissimo, e pazienza
se una pallina prendo a malapena

I palestrati depilati
Gli italiani che fanno sport sul serio, invece, si sottopongono a mesi di sforzi in palestra solo e unicamente per poter esibire pettorali, bicipiti e deltoidi facendo le vasche sul bagnasciuga. Perchè tutta la muscolatura faticosamente costruita risalti a dovere, non mancano di accompagnarla ad un’impeccabile abbronzatura ed un’attenta depilazione di torace e gambe, che li fa luccicare come otarie. E qui mi sorge spontanea una domanda, che rivolgo alle donzelle: ma è poi vero che alle donne piace l’uomo completamente glabro come un Big Jim? Se non è così, per favore diteglielo.

Della riviera passa il bellimbusto
convinto che ogni donna non resista
ai muscoli guizzanti del suo fusto

Costumi e accessori mimetici
Che non si dica che gli italiani sono un popolo rassegnato e non combattente: sarà il segno dei tempi, sarà un’esigenza che nasce dal disagio sociale, ma quest’anno chiunque non indossi almeno un capo mimetico non è nessuno. Le spiagge, e non solo, sono popolate da improbabili Rambo di ambo i sessi, che esibiscono bermuda, gonne, magliette, cappelli, costumi da bagno, borse e persino custodie del telefonino in foggia militare. D’altra parte, vent’anni di Berlusconismo devono aver convinto costoro che ciò che conta sono le intenzioni.

Sono così sicuro ed aggressivo
 col verde maculato che nessuno
dirà: “Sei rassegnato e remissivo”

I cellulare-dipendenti
E’ più forte di loro: non possono farne a meno. Quando il telefono squilla, il tono di voce subisce un’impennata, per assicurarsi che tutti possano udire la conversazione. E non importa che sia la mamma o la zia con cui è appena terminata una conversazione fiume poche ore prima: la solennità è la medesima di un Amministratore Delegato che sta decidendo del destino di migliaia di dipendenti. Quando invece il telefono è muto, controllano nervosamente di non aver perso qualche chiamata, oppure guardano avidamente i post su Facebook. I più intellettuali si dedicano a interminabili partite a Ruzzle, incuranti del fatto che ormai le vincono tutte solo perchè hanno imparato a memoria tutte le parole disponibili.

Che resti senza è proprio un’eccezione
Il guaio delle ferie è che talvolta 
al mar non prende ben la connessione!

I navigatori “anch’io, anch’io”
Di solito chi ha la fortuna di permettersi una barca giustifica l’investimento dicendo che “permette di godersi il mare senza accalcarsi sulle spiagge e stare più comodi”. Qualcuno deve allora farmi la grazia di spiegarmi quale ignoto processo mentale porta i diportisti, siano essi possessori di modesti natanti o yacht, a frequentare tutti le stesse calette, per inciso quelle più famose. Nei mesi di luglio e agosto, certe baie incontaminate assumono lo stesso aspetto di un parcheggio ad ore, costringendo i naviganti a bagnarsi facendo lo slalom tra le àncore.
Temo tuttavia di conoscere la risposta: “Che senso ha avere una barca se non posso far vedere che ce l’ho al maggior numero di persone possibile?”

Di barche si discorre, oppur di pene?
Chi ne possiede una, o la più lunga
la voglia di mostrarla non contiene

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Pubblicato il 22 luglio 2013, in Vita Nòta con tag , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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