Le Mille e un Natale

Racconto tratto dell’eBook “MiracoLoL di Natale”

L’Asinello si guardò intorno, malinconico. Lo scenario apparentemente era quello di sempre: una piccola, umile stalla in mezzo alla campagna, all’interno della Presepequale se ne stava adagiato su un letto di paglia in compagnia dell’amico Bue. La mangiatoia di legno dinanzi a loro era vuota, com’era giusto che fosse prima della Notte Santa, quella in cui da 2000 anni si compiva il miracolo della Natività. Fuori dalla stalla, gli Angeli agitavano le ali piumate e svolazzavano vigili, i pastorelli correvano qua e là, indaffarati a governare il gregge, colorando l’aria di fischi e belati. Le luci delle casupole incastonate come gemme nelle colline sullo sfondo erano accese, le stelle brillavano come lucciole in una notte d’estate, e il piccolo ruscello nei pressi della capanna gorgogliava allegramente.

Eppure c’era qualcosa che non andava.

Il Bue sembrò leggergli nel pensiero. «Guarda come sono strani, Giuseppe e la Madonna. Va bene che si sta avvicinando il momento del parto, ma Maria così agitata non l’ho mai vista. Continua a camminare nervosamente per tutta la stalla e quel poveretto non sa più che fare per tenerla calma.» «C’è qualcosa che non mi torna» rispose l’Asinello. «La mangiatoia è vuota, quindi in teoria il Bambin Gesù non dovrebbe essere già nato. Ma allora perché la stella cometa già brilla sul tetto della capanna? E perché i Re Magi sono già arrivati? Non dovrebbero essere qui solo all’Epifania?»

«Hai ragione» rispose il Bue. «Però se vogliamo parlare di stranezze c’è ben altro. Guarda gli Angeli: da quando in qua se ne vanno in giro con le pudenda coperte da un gonnellino? Sembrano dei turisti in vacanza alle Hawaii! E la Madonna? Io me la ricordo con un velo azzurro adagiato sul capo, ma col volto scoperto, sereno e rilucente. Quel velo nero che le lascia intravedere solo gli occhi non gliel’ho mai visto prima. Non avrà mica un herpes o un ascesso a un dente?» «E noi allora?» ribattè l’Asinello. «Guardami: mi hanno messo sulla groppa questo orrendo tappeto a losanghe rosso e verde, che non solo non si può guardare da quanto è brutto, ma punge e mi sta facendo morire di caldo! E tu, lascia che te lo dica, con quel fez in testa e quel pennacchio che ti ciondola sugli occhi sei semplicemente ridicolo!»

Le loro elucubrazioni furono interrotte da urla femminili. La Madonna sembrava fuori di sè, ripeteva continuamente che “se non glielo avessero riportato immediatamente avrebbe piantato un casino tale da meritarsi un capitolo nel Vangelo”. Giuseppe cercava di calmarla e con voce suadente le sussurrava: “Stai tranquilla, vedrai che presto ce lo restituiranno e saremo di nuovo tutti insieme, la Sacra Famiglia tornerà quella di sempre”.
Ma Maria singhiozzava inconsolabile.
“Che abbiano rapito il Bambinello?” si chiese angosciato il Bue. “Ma certo! Ecco perchè la Cometa e i Re Magi sono già arrivati! Che questi tre in realtà siano spie del Mossad infiltrate e la Cometa sia un satellite della CIA?!? Guardali, come sono tranquillamente stravaccati su quella panca, come se niente fosse!”
“E’ vero!” lo incalzò l’Asinello. “Se ne stanno lì a contare l’oro, bruciare l’incenso e pasticciare con la mirra! Traditori, si sono venduti al nemico per quattro soldi, un po’ di fumo e un’altra robaccia che nessuno ha mai capito cosa sia! Questa guerra tra Israele e Palestina davvero non conosce limiti… Non hanno più rispetto nemmeno per la tradizione, che diamine!”

Improvvisamente una luce accecante squarciò l’oscurità ed interruppe il caos nel quale stava precipitando il Presepe.
Il silenzio calò sulla capanna. Gli Angeli smisero di svolazzare e scesero in terra ripegando le ali, i pastori e le loro pecorelle fuggirono terrorizzati, disperdendosi nei boschi alle pendici delle colline. Le luci delle casupole si spensero all’unisono, l’acqua smise di scorrere e il ruscello tacque.

Con fare sicuro, una mano scese dal Cielo, strappando ai presenti un “Ohhhhhhh!” di stupore. Si avvicinò alla mangiatoia e vi depose delicatamente il Bambin Gesù: il pargolo era incolume e sorrideva con le braccine aperte. Un drappo bianco gli avvolgeva la testolina bionda e riccioluta a mo’ di turbante.

Una voce tonante, proveniente da lontano, come da un’altra dimensione, rimbombò, sovrastando le esclamazioni di felicità e sollievo della Famiglia, finalmente riunita intorno al Redentore: “Mohammed, tesoro della mamma, con i pupazzetti nuovi ci giochi dopo! Sbrigati o faremo tardi alla moschea!

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Pubblicato il 24 dicembre 2013, in De Vulgari Dementia con tag , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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