“A Spasso con Dante” – Dante a Napoli, il V canto dell’Inferno (Paolo e Francesca)

Di Manlio Marano

In una visione simbolica il numero 5 rappresenta i 5 sensi, dunque la sensualità, pertanto si lega all’erotismo (argomento sempre attuale!). Il V Canto dell’Inferno è infatti dedicato ai lussuriosi, i quali hanno rifiutato, in qualche modo, i precetti del cristianesimo. Il Canto in parola è forse il più famoso della Divina Commedia e racconta la storia di Paolo e Francesca.

Francesca si innamora di suo cognato, Paolo Malatesta, in un momento storico-culturale in cui i matrimoni erano semplice compravendita. Un giorno, mentre leggevano la storia di Lancillotto e di Ginevra, nel momento in cui questi si baciavano, essi fecero lo stesso, bruciati com’erano dalla passione, consumando l’adulterio. D’altra parte non è possibile sfuggire all’amore che “al cor gentil ratto s’apprende” costringendo colui che è amato a ricambiare l’amore (sarà vero?). Essi non possono quindi non cadere nella “trappola” dell’amore.

L’atteggiamento di Francesca è, però, quello di chi non ha rimorsi. Non c’è nulla di imperfetto nel V Canto dell’Inferno, e la sublime bellezza dei versi che lo compongono dimostra che si trattava di certo di uno dei canti preferiti dal poeta fiorentino. In ogni caso, tuttavia, Francesca ha peccato, e il suo peccato consiste nella voluta negazione dell’ordine di Dio, basato sul vincolo del matrimonio.

Dante ascolta Francesca, la quale sconquassa l’aria del cerchio in cui si trovano. La bufera rappresenta la forza della passione, che spezza i freni dell’intelletto. La ragazza racconta la tenace passione per Paolo, al quale rimane ancora legata (“e il modo ancor m’offende”). Al termine del suo dialogo con Francesca, Dante sviene per la commozione, poiché una parte di lui vorrebbe assolvere Francesca. Ma l’amore non è un sentimento egoista che lega due amanti. L’amore è la volontà di migliorare se stessi per fare felice l’altro, dunque pone la persona che si ama al di sopra di se stessi.

Per Dante, dunque, quello tra Paolo e Francesca non è amore: essi sono solo un pezzo di ferro e uno di calamita che si attraggono magneticamente. L’idea di partenza che Dante ci propone dell’amore, è quella di un sentimento che potenzia le capacità positive dell’individuo, il quale cerca di migliorarsi per il bene dell’altro.  L’amore di Dante si ispira a un modello di perfezione, per questo non è pensabile che esista. Curioso è l’atteggiamento di Paolo, la cui presenza, nell’incatenarsi delle rime, a stento si sente. Sembra quasi che abbia fatto tutto Francesca, e che Paolo sia la vittima di un gioco di tentazione al quale non ha potuto fare a meno di prestarsi. Ritorna il topos della “donna tentatrice”, nel quale Dante, pur sempre uomo del suo tempo, non riesce a non cadere.

Non sono un attore, non un professore, non un poeta. Sono semplicemente un amatore di Dante e della Divina Commedia. Siate indulgenti.

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dantista da strada...

Pubblicato il 8 maggio 2014, in Amenità (Paradiso) con tag , , , , , , , , , , , . Aggiungi il permalink ai segnalibri. Lascia un commento.

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