Archivi categoria: De Vulgari Dementia

Maccheronate dantesche

Macaronea

Ripetizioni di italiano. Commento al primo verso della Divina Commedia:
Io: “Che significa ‘nel mezzo del cammin di nostra vita’?”
Alunna: “…”
Io: “Bene, prendiamola da lontano. In che anno si svolge il viaggio agli Inferi di Dante?”
Alunna: “…”
Io: “Nel 1300!!! E quanti anni aveva Dante in quel momento?”
Alunna: “…”
Io: “Quando è nato Dante?”
Alunna: “…”
Io (sudando): “Nel 1265! Fai la sottrazione…”
Alunna: “1300-1265 fa… fa…”
Io (con gli occhi fuori dalle orbite): “Te lo dico io: 35! Ai tempi di Dante, l’età di 35 anni cosa significava?”
Alunna (candida): “Gli anni che aveva Gesù quando è morto?”
Io (sconvolta): “NO!!!!! A quanti anni è morto Gesù?”
Alunna (poco convinta): “30?”
(Mani nei capelli)

Prof: – Cosa intende Dante con “dannazione”?
Alunno: – …
Prof: – Cos’è un’anima dannata??
Alunno: – Beh, un’anima… vecchia… come il vino, d’annata…

I Liceo, compito in classe di Italiano:…

View original post 374 altre parole

Filastrocca populista

Dialogo surreale tra Cristoforo Colombo e la sua ciurma (12 ottobre 1492)

Scritto per il LoLington Post

Le tre caravelle sono in viaggio da più di tre mesi, guidate da un bislacco soggetto convinto di poter arrivare a destra 1492_big-300x336passando da sinistra (praticamente, un precursore di Renzi).
La ciurma ormai non crede più a una parola di quello che Colombo promette: ogni giorno ripete che le Indie sono a un tiro di schioppo, e spaccia ogni ramoscello, alga galleggiante o pesce morto in cui si imbattono come una prova di quanto afferma. I suoi ufficiali lo hanno soprannominato “Er Bomba” e stanno meditando di tornare in Spagna, fosse anche a nuoto, e abbandonarlo ai suoi deliri di onnipotenza.
Ma la mattina del 12 ottobre 1492, dalla Pinta, il marinaio Rodrigo De Triana…

– Terra! Terraaaaaaa!! Svegliatevi morti di sonno! Ammiraglio Colombo, avevamo ragione! Le Indie sono davanti a noi!
– AVEVO ragione, Rodrigo. Sono mesi che frignate di andare alla deriva su una bagnarola per colpa di un pazzo. O mi sono immaginato anche questo?
– Ma no, dai, sono cose che si dicono per passare il tempo, non essere permaloso. Finalmente possiamo sgranchirci le gambe e fare un bagno: puzziamo come dei caproni. Vado a svegliare gli altri e prepariamo le scialuppe.
– Mmmm aspetta: prima di avvicinarci alla costa dobbiamo studiare il fondale. Mi ci manca solo di squarciare una fiancata della nave e fare naufragio a poche miglia dalla riva. Non siamo al Giglio e non devo fare inchini. Tuffati e vai a dare un’occhiata.
– Veramente ho lasciato pinne e maschera a casa… erano troppo ingombranti, e nel bagaglio a mano non ci stavano.
– No, dico, pensi di essere alle Bahamas a fare snorkeling? Chissenefrega delle pinne e del boccaglio, obbedisci agli ordini!
– Va bene, va bene… Com’è quel nome che hai detto? Bahamas? Suona bene, esotico ed elegante. Perchè non chiamiamo questo posto “Isole Bahamas”?
– Perchè non sono isole, sono le Indie. Vuoi andare a fare questa cacchio di ricognizione o ti ci devo mandare a calci?

Qualche ora dopo…

– Ammiraglio Colombo, questo posto è una figata pazzesca! C’è una barriera corallina che manco a Sharm El Sheikh: ho visto di tutto, pesci farfalla, pesci angelo, murene, persino una manta e uno squaletto pinna bianca! Un Diving qui farebbe soldi a palate, ho già in mente un paio di idee. Ma il meglio lo devi ancora sentire: appena messo piede sulla spiaggia mi trovo davanti due gnocche stratosferiche, due mulatte in topless coperte solo da una collana di fiori, che mi hanno offerto un cocktail alla noce di cocco (Pinacolada mi pare si chiami). Ti rendi conto? Qua le donne girano mezze nude, e hanno dei culi da infarto! Colombo, questo è il Paradiso terrestre! A proposito: sei proprio sicuro sicuro che siano le Indie? Perchè a parte palme e capanne di legno non c’è veramente niente. E, scusa se insisto, ma credo che si tratti proprio di un isola. Dovresti riconsiderare l’idea di chiamarla “Bahamas”, è davvero….
– Stai zitto, imbecille! Ma che ne vuoi capire tu, marinaio ignorante? L’ammiraglio qui sono io, e ti dico che sono le Indie! Ti mando a fare ricognizione, e tu che fai? Ti metti a inseguire i pesci angelo e a farti offrire da bere dalle prime due sgallettate che incontri! Belìn, ma come si fa a lavorare con gente che pensa solo a bere e alla gnocca?? Fammi vedere da che parte devo attraccare, va’, tanto qui devo fare tutto io.

Colombo chiama a rapporto l’ufficiale Rodrigo de Segovia e il notaio Rodrigo de Escobedo per organizzare lo sbarco. A quanto pare Colombo aveva radunato un equipaggio fatto solo di Rodrigo. Pensate al casino nel dare gli ordini: non stupisce ci abbiano messo 3 mesi ad arrivare in America…
Ad ogni modo, verso mezzogiorno, Colombo, Rodrigo & Rodrigo approdano finalmente su quella che verrà poi chiamata Baia di Fernandez

– Terra finalmente! Signore ti ringrazio!
Colombo si inchina e bacia il suolo, commosso. Poi pianta nel terreno la bandiera con l’emblema della Regina Isabella di Castiglia, e dice con enfasi: “Questo è un piccolo passo per un uomo, ma un balzo da gigante per l’umanità!”
I due Rodrigo si guardano, poi rispettosamente uno di loro sussurra:
– Colombo, adesso non ti montare la testa: hai scoperto una nuova Terra, mica sei andato sulla Luna!

Il Pesce d’Aprile di Dante Alighieri

Forse non tutti sanno che Dante Alighieri è stato autore di uno dei più antichi pesci d’aprile della storia.Il pesce d'aprile di Dante

Nell’agosto del 1321, feci visita al doge Giovanni Soranzo in veste di ambasciatore di Guido Novello da Polenta, fatto puntualmente registrato dal Villani nella sua Cronaca.

Egli ricorda che «il poeta fu invitato dal Dose a desinar a tempo di pesce. Erano oratori che lo procedevano e loro avevano grossi pesci davanti e Dante più piccoli, il quale ne tolse uno e se lo pose all’orecchio.
Il Dose gli domandò che cosa volesse dir questo.
Rispose che suo padre era morto in mare e che domandava al pesce novella di lui.
Il Dose disse: “Ben, che ve dìselo?”
Rispose Dante: “El dise lui e i suoi compagni esser troppo giovini e non si ricordano, ma che qui ne sono di vecchi e grandi, che mi sapran dar novella”

E il Doge, capito il bèrgamo, gli fece servire un pesce più grande.

7 modi originali per mandare qualcuno al Diavolo

Scritto per In Supposte

Modestamente, di mandare le persone al Diavolo me ne intendo.Insulti
Ma visto che le ragioni possono essere tante, molte di più dei gironi dell’Inferno, limitarsi all’ordinario torpiloquio può essere limitante, oltre che inutile.
Infatti ha senso insultare una persona solo se serve a farle capire il torto commesso. Altrimenti diventa uno sfogo personale, ma allora equivale a prendere a pugni un sacco (che tra l’altro ha il vantaggio di far bruciare qualche caloria)

Vi do qualche suggerimento, limitandomi per ragioni di spazio ai 7 peccati capitali:

Accidia: “Ti regalerò un pennarello, così ogni tanto ti puoi ridisegnare la riga del culo” [traduzione: passi talmente tanto tempo seduto sul divano che la fisionomia del tuo fondoschiena ne sta sicuramente risentendo];

Avarizia: “Ma con la Venere di Milo hai una lontana parentela o è proprio tua madre?” [traduzione: sei talmente tirchio che non hai solo il braccino corto, sei proprio monco da entrambi gli arti];

Gola: “Ma se ti schiaccio un piede ti si apre la bocca?” [traduzione: sei talmente ingordo che mi sembri un secchio dell’immondizia a pedale];

Invidia: “Fai talmente tanta segatura che se ti scopre l’Ente Foreste ti denuncia” [traduzione: rosichi talmente tanto che stai mettendo in pericolo gli alberi di mezza Italia]

Ira: “Se ti vede la Società Autostrade ti assume come paracarro sonoro” [traduzione: gridi talmente tanto e sei talmente rosso di rabbia da essere fosforescente come un paracarro];

Lussuria: “Se ti licenziano, hai un futuro come ornitologa al WWF” [traduzione: hai una tale esperienza in fatto di uccelli da fare invidia al WWF];

Superbia: “Se il tuo pisello fosse grande la metà del tuo ego, avresti la metà delle corna che hai” [traduzione: non credo sia necessaria 😉 ].

Le Mille e un Natale

Racconto tratto dell’eBook “MiracoLoL di Natale”

L’Asinello si guardò intorno, malinconico. Lo scenario apparentemente era quello di sempre: una piccola, umile stalla in mezzo alla campagna, all’interno della Presepequale se ne stava adagiato su un letto di paglia in compagnia dell’amico Bue. La mangiatoia di legno dinanzi a loro era vuota, com’era giusto che fosse prima della Notte Santa, quella in cui da 2000 anni si compiva il miracolo della Natività. Fuori dalla stalla, gli Angeli agitavano le ali piumate e svolazzavano vigili, i pastorelli correvano qua e là, indaffarati a governare il gregge, colorando l’aria di fischi e belati. Le luci delle casupole incastonate come gemme nelle colline sullo sfondo erano accese, le stelle brillavano come lucciole in una notte d’estate, e il piccolo ruscello nei pressi della capanna gorgogliava allegramente.

Eppure c’era qualcosa che non andava.

Il Bue sembrò leggergli nel pensiero. «Guarda come sono strani, Giuseppe e la Madonna. Va bene che si sta avvicinando il momento del parto, ma Maria così agitata non l’ho mai vista. Continua a camminare nervosamente per tutta la stalla e quel poveretto non sa più che fare per tenerla calma.» «C’è qualcosa che non mi torna» rispose l’Asinello. «La mangiatoia è vuota, quindi in teoria il Bambin Gesù non dovrebbe essere già nato. Ma allora perché la stella cometa già brilla sul tetto della capanna? E perché i Re Magi sono già arrivati? Non dovrebbero essere qui solo all’Epifania?»

«Hai ragione» rispose il Bue. «Però se vogliamo parlare di stranezze c’è ben altro. Guarda gli Angeli: da quando in qua se ne vanno in giro con le pudenda coperte da un gonnellino? Sembrano dei turisti in vacanza alle Hawaii! E la Madonna? Io me la ricordo con un velo azzurro adagiato sul capo, ma col volto scoperto, sereno e rilucente. Quel velo nero che le lascia intravedere solo gli occhi non gliel’ho mai visto prima. Non avrà mica un herpes o un ascesso a un dente?» «E noi allora?» ribattè l’Asinello. «Guardami: mi hanno messo sulla groppa questo orrendo tappeto a losanghe rosso e verde, che non solo non si può guardare da quanto è brutto, ma punge e mi sta facendo morire di caldo! E tu, lascia che te lo dica, con quel fez in testa e quel pennacchio che ti ciondola sugli occhi sei semplicemente ridicolo!»

Le loro elucubrazioni furono interrotte da urla femminili. La Madonna sembrava fuori di sè, ripeteva continuamente che “se non glielo avessero riportato immediatamente avrebbe piantato un casino tale da meritarsi un capitolo nel Vangelo”. Giuseppe cercava di calmarla e con voce suadente le sussurrava: “Stai tranquilla, vedrai che presto ce lo restituiranno e saremo di nuovo tutti insieme, la Sacra Famiglia tornerà quella di sempre”.
Ma Maria singhiozzava inconsolabile.
“Che abbiano rapito il Bambinello?” si chiese angosciato il Bue. “Ma certo! Ecco perchè la Cometa e i Re Magi sono già arrivati! Che questi tre in realtà siano spie del Mossad infiltrate e la Cometa sia un satellite della CIA?!? Guardali, come sono tranquillamente stravaccati su quella panca, come se niente fosse!”
“E’ vero!” lo incalzò l’Asinello. “Se ne stanno lì a contare l’oro, bruciare l’incenso e pasticciare con la mirra! Traditori, si sono venduti al nemico per quattro soldi, un po’ di fumo e un’altra robaccia che nessuno ha mai capito cosa sia! Questa guerra tra Israele e Palestina davvero non conosce limiti… Non hanno più rispetto nemmeno per la tradizione, che diamine!”

Improvvisamente una luce accecante squarciò l’oscurità ed interruppe il caos nel quale stava precipitando il Presepe.
Il silenzio calò sulla capanna. Gli Angeli smisero di svolazzare e scesero in terra ripegando le ali, i pastori e le loro pecorelle fuggirono terrorizzati, disperdendosi nei boschi alle pendici delle colline. Le luci delle casupole si spensero all’unisono, l’acqua smise di scorrere e il ruscello tacque.

Con fare sicuro, una mano scese dal Cielo, strappando ai presenti un “Ohhhhhhh!” di stupore. Si avvicinò alla mangiatoia e vi depose delicatamente il Bambin Gesù: il pargolo era incolume e sorrideva con le braccine aperte. Un drappo bianco gli avvolgeva la testolina bionda e riccioluta a mo’ di turbante.

Una voce tonante, proveniente da lontano, come da un’altra dimensione, rimbombò, sovrastando le esclamazioni di felicità e sollievo della Famiglia, finalmente riunita intorno al Redentore: “Mohammed, tesoro della mamma, con i pupazzetti nuovi ci giochi dopo! Sbrigati o faremo tardi alla moschea!

Molti altri racconti nell’ebook “MiracoLoL di Natale” 

Lo trovi su Amazonhttp://www.amazon.it/MiracoLoL-Natale-AA-VV-ebook/dp/B00HFWB6KE
su BookRepublichttp://www.bookrepublic.it/book/9788897462590-miracolol-di-natale/

e su Apple Store

La letterina di Babbo Natale

Tratta dell’eBook “MiracoLoL di Natale”

Dicembre 2013
Rovaniemi, Lapponia (Finlandia)

Bambini d’ogni razza e religioneBabbo Natale
che siate bianchi, gialli oppure neri
quest’anno infrangerò la tradizione.

Da sempre son dei vostri desideri
destinatario, e il giorno di Natale
a ognun di doni porto sacchi interi.

Spero non ve ne abbiate troppo a male
se sono, questa volta, io che scrivo
per chiedervi un favore un po’ speciale

Sapete quanto è arduo e impegnativo
a ognuno consegnare i suoi regali
senz’oneri nè alcun costo aggiuntivo.

Le renne, come tutti gli animali,
vanno sfamate, e il prezzo della biada
subìto ha dei rincari micidiali.

Accontentarvi con ciò che v’aggrada
diventa, bimbi, sempre più gravoso:
un iPad non ha il costo di una spada.

Mi duole se vi sembro un vecchio esoso
ma un contributo per la spedizione
quest’anno chiederò, per quanto odioso.

Verranno prese in considerazione
solo le letterine accompagnate
almeno da un frusciante bigliettone

In cambio dell’affetto che mostrate
le strenne d’ora in poi dal sottoscritto
saran gratuitamente autografate

Con immutato affetto
Babbo Natale

 

Molti altri racconti nell’ebook “MiracoLoL di Natale”

Lo trovi su Amazonhttp://www.amazon.it/MiracoLoL-Natale-AA-VV-ebook/dp/B00HFWB6KE
su BookRepublichttp://www.bookrepublic.it/book/9788897462590-miracolol-di-natale/
e su Apple Store

La Bolgia Infernale – speciale Halloween

Scritto per il LoLington Post

Ho cercato fino all’ultimo di evitarlo, ho stretto i denti per non dover entrare in quell’inferno, ma so di non avere scelta.HW_lolt_porta-inferno-300x336
Qualcosa dentro di me, una sensazione calda e opprimente, mi spinge ad andare avanti, e nonostante provi orrore per quello che troverò in quel buco nero, non posso farne a meno. Semplicemente, non ho alternative.

Mi accingo a varcare l’uscio. Già di per sè è inquietante: una porta rosso fuoco, fiammeggiante, sulla quale è dipinto un volto demoniaco che mostra le sue fauci spalancate, con due enormi canini grondanti sangue.
Spingo la porta, che cigola sinistra. L’oscurità è totale, interrotta solo da una luce al neon guasta, che si accende e si spegne a intermittenza. La fioca luce bluastra è accompagnata da un ronzio simile a quello di un moscone incastrato nella friggitrice anti-insetti.
I pochi dettagli illuminati dal neon balbettante non sono sufficienti a orientarmi, riesco a malapena a non inciampare sul pavimento scivoloso. A tastoni cerco un interruttore, ma al contatto con la mano risponde solo una superficie viscida, ricoperta da una sostanza sulla cui origine preferisco non indagare. Ritraggo la mano disgustato, cercando di ignorare il fastidio sui polpastrelli appiccicosi. Esito un attimo: sono ancora in tempo per andarmene, scappare a gambe levate, nessuno se ne accorgerà.

Ma quella sensazione dentro di me si fa sempre più opprimente.
Decido di proseguire.

Fa caldo, un calore umido e malsano, che rende il respiro affannoso. Slaccio un bottone della camicia in cerca di aria.
L’odore è nauseabondo: odore di umanità, di sudore, di escrementi, e più mi addentro in quel luogo immondo e più il calore appiccicoso misto al tanfo si fa pesante, invadente, al punto che pare abbia una sua consistenza.
In preda al panico cerco aiuto: “C’è nessuno? E’ tutto buio qui, non si vede niente!!”. L’unica risposta che ricevo è un verso gutturale, sguaiato, simile a un lamento… ma poi riconosco il gemito tipico di chi sta vomitando l’intero contenuto dello stomaco.
La disperazione mi porta ad correre in direzione opposta, e mi fa sbattere contro qualcosa di liscio e duro. Indovino la sagoma di una porta. Forse ho trovato quello che cerco, mi dico mentre cerco di capire se sto sanguinando dal naso.
La apro, ignorando il fetore che mi colpisce dritto in faccia come un pugno.

Procedo col braccio teso in avanti.
Mi abbasso in cerca di una conferma.
Trovo qualcosa di duro, freddo, liscio e tondeggiante.
La cavità presente al centro mi conforta: ce l’ho fatta!!
Senza attendere nemmeno un istante in più, ignorando caldo e umori vari, sbottono i pantaloni e mi siedo.
La sensazione opprimente lascia pian piano il posto ad un senso di leggerezza ed appagamento…

Bagno di merda di una discoteca di merda.
Se non fosse per le 10 birre medie che mi sono scolato, col cazzo che ci mettevo piede!

Angelino, tu quoque!

Giulio Cesare si reca solennemente al Senato romano in occasione della festa dei Lupercali.
Fra i senatori, non manca chi è preoccupato per il crescente potere di Cesare. In particolare, Cassio decide di ordire una congiura e cerca di persuadere il suo amico Bruto a parteciparvi, in nome della libertà di Roma minacciata da Cesare.
All’alba, dopo una notte insonne, Bruto incontra a casa propria Cassio e altri cinque cospiratori.
Insieme decidono di assassinare Cesare il giorno stesso

cesare-berlusconi

Quello riportato è un breve riassunto della scena dell’assassinio di Giulio Cesare nell’omonima tragedia scritta dal mio collega d’oltremanica William Shakespeare nel 1599.
Curioso notare che, se fosse vissuto ai giorni nostri e fosse stato incaricato di descrivere quanto successo ieri, forse si sarebbe potuto limitare a sostituire i nomi dei protagonisti: Cesare con Silvio, Bruto con Angelino, Cassio con Fabrizio.

La storia si ripete, e chissà perchè ci si accorge sempre a posteriori che le vicende si assomigliano, che il delitto è preannunciato sempre dagli stessi segnali, che il colpo di grazia non viene mai dato dall’acerrimo nemico ma dalla persona in cui si ripone una fiducia totale.

Accoltellato fu dal suo Delfino
Com’ogni rispettabile delitto
il maggiordomo è sempre l’assassino

Ma  il genere umano ha la memoria corta e chi si crede immortale e invincibile è convinto di poter sfuggire al destino toccato ai suoi predecessori.
Ditemi se questo monologo di Cesare non ha un che di familare:

Voi potreste pensare di commuovermi
s’io fossi come voi. Se pregare
sapessi anch’io per commuovere altrui,
questo vostro pregare il mio perdono
sarebbe riuscito già a commuovermi.
Ma io sono costante ed immutabile
come la Stella dell’Orsa Minore
alla cui fissità nessuna stella
è pari, nell’intero firmamento.
I cieli son dipinti
d’infinite scintille tutto fuoco,
e ciascuna rifulge come l’altre,
ma ve n’è una ch’è fissa ed immobile
sempre allo stesso punto.
Così nel mondo: è brulicante d’uomini,
fatti di carne e sangue tutti quanti,
e dotati di seme d’intelletto;
e tuttavia in questa moltitudine
io non ne so che uno
che stia saldo, ed immoto, e inespugnabile:
e quell’uno son io.

Ai miei tempi

Ai miei tempi, la società si fondava sulla Signoria: i Signori erano degli aristocratici, attenti a mantenere il potere ben saldo nelle loro mani, appartenenti ad una Casta chiusa. Se ne stavano rintanati nei loro castelli fortificati e avevano pochi contatti con la realtà del popolo.Feudalesimo

Ai miei tempi il mondo era basato sui legami personali, sulla fedeltà, l’onore: la fortuna personale di ciascuno dipendeva molto dal grado di vicinanza ai Signori.
Vassalli e valvassori gravitavano nell’orbita di costoro e cercavano di ricavarne benefici in cambio di favori.

Ai miei tempi, la Società era per lo più composta da gente grezza e incolta, quasi nullatenente, che il Signore considerava alla stregua di una sua proprietà.
I contadini rappresentavano la motrice dell’economia del Paese e la maggiore risorsa per la produzione della ricchezza. Per questo motivo il loro lavoro era assoggettato al controllo e ai balzelli imposti dai Signori.

Ai miei tempi la legge non era uguale per tutti: un contadino veniva giudicato sommariamente e condannato anche per il furto di una mela, mentre un signore era praticamente intoccabile: non veniva mai perseguito, nemmeno per reati di eccezionale gravità.

Ai miei tempi il popolo tendeva a spaccarsi in fazioni contrapposte: Bianchi e Neri, Guelfi e Ghibellini, pro-Papato e pro-Impero. Ognuno sosteneva acriticamente la propria fazione a mo’ di tifo calcistico, a prescindere dai fatti e dalle ragioni di ognuna.

Ai miei tempi gli artigiani erano organizzati in Corporazioni: erano di fatto piccoli imprenditori che si tramandavano l’attività di padre in figlio. La Corporazione faceva fronte comune nella difesa degli interessi degli associati, e costituiva anch’essa una piccola Casta.

Ai miei tempi la Chiesa era ben lontana dalla povertà propugnata da Gesù Cristo: era un centro di potere formidabile, in grado di influenzare sia il popolo che le scelte politiche del Paese. Ci fu addirittura un ordine monastico, i Templari, che diventò ricchissimo grazie all’esercizio dell’attività bancaria!

Ma tutto questo accadeva ai miei tempi, nel lontano Medioevo
Adesso, certo, è tutta un’altra cosa