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I due fanciulli

Liberamente riadattata dalla poesia “I due fanciulli” di Giovanni Pascoli

In quel di Roma, ai garruli trastulliBambini
erano intenti, nella pace d’oro
lassù a Palazzo Chigi, i due fanciulli.

Nel gioco, serio al pari d’un lavoro,
corsero a un tratto, tra i drappi vermigli,
tra lor parole grandi più di loro.

Guardò Matteo negli occhi, due cipigli
non più veduti, ed Angelino, esangue,
trovò le palle e sfoderò gli artigli,

e in cuore un’acre bramosia di sangue:
ancor rivali, altro che fratelli!
d’Italia la riforma intanto langue

E tu, Re Giorgio (a cui non più i capelli
far perder non si puote), intervenivi
su loro, e li staccavi, i lioncelli,

«Al lavoro!» intimasti «ora, cattivi!»

Dopo la punizion, Napolitano,
tornò da loro, ed esplorò col lume
tremante un po’ dalla vegliarda mano.

Guardò sospeso; e buoni oltre il costume
li vide cooperar, quasi a braccetto
con le lor bianche aluccie senza piume;

Pensò, di sè entusiasta: «ora è perfetto!»

Peggio dell’Araba Fenice

Di @maurizioneri79

Un vecchio, che dev’essere canutovignetta-vauro-berlusconi
Di gran testa, benché mal verniciata
Inscena dunque un’ulterior puntata
Seppur sia definito decaduto

Amico fu d’eroici maniscalchi
Giovani donne, perlopiù discinte
Con facce plastiche od assai dipinte
Che in questa sede chiameremo falchi

Con clamor, sbagliandosi le feste
Poco lontano stavan le colombe
Di poco fiato emesso da altrui trombe
Sentii cantar l’Alfano ed il Celeste.

Sentito tutto ciò ch’egli combina
Magistratur girogli le lancette
Ed egli, ritrovandosi alle strette
tentò la successione con Marina

Si manifesta allor tutto l’ingegno
Che uniti torneranno all’elezione
E si raddrizza già la situazione
Come gli fa l’augello col congegno

C’è chi resta, c’è chi parte

Di @Marchingegno88 (alias Marco Luchi)

“Pei traditori ora non c’è più posto!”AlFini
proclama Fitto da tutte le parti:
sì gaio che non sa stare composto

Rinasce Forza Italia e danno un party!
Manca solo chi appoggia Enrico Letta,
ma non è il caso di rammaricarti:

con Silvio tanto c’è il fido Brunetta
che lo scranno vacante d’Angelino
un giorno o l’altro d’occupar s’aspetta.

Perchè sognar di fare da delfino
al Cavaliere? Non hanno paura
di Fini condividere il destino?

E’ stato un pesce azzurro, ora è frittura…

Angelino, tu quoque!

Giulio Cesare si reca solennemente al Senato romano in occasione della festa dei Lupercali.
Fra i senatori, non manca chi è preoccupato per il crescente potere di Cesare. In particolare, Cassio decide di ordire una congiura e cerca di persuadere il suo amico Bruto a parteciparvi, in nome della libertà di Roma minacciata da Cesare.
All’alba, dopo una notte insonne, Bruto incontra a casa propria Cassio e altri cinque cospiratori.
Insieme decidono di assassinare Cesare il giorno stesso

cesare-berlusconi

Quello riportato è un breve riassunto della scena dell’assassinio di Giulio Cesare nell’omonima tragedia scritta dal mio collega d’oltremanica William Shakespeare nel 1599.
Curioso notare che, se fosse vissuto ai giorni nostri e fosse stato incaricato di descrivere quanto successo ieri, forse si sarebbe potuto limitare a sostituire i nomi dei protagonisti: Cesare con Silvio, Bruto con Angelino, Cassio con Fabrizio.

La storia si ripete, e chissà perchè ci si accorge sempre a posteriori che le vicende si assomigliano, che il delitto è preannunciato sempre dagli stessi segnali, che il colpo di grazia non viene mai dato dall’acerrimo nemico ma dalla persona in cui si ripone una fiducia totale.

Accoltellato fu dal suo Delfino
Com’ogni rispettabile delitto
il maggiordomo è sempre l’assassino

Ma  il genere umano ha la memoria corta e chi si crede immortale e invincibile è convinto di poter sfuggire al destino toccato ai suoi predecessori.
Ditemi se questo monologo di Cesare non ha un che di familare:

Voi potreste pensare di commuovermi
s’io fossi come voi. Se pregare
sapessi anch’io per commuovere altrui,
questo vostro pregare il mio perdono
sarebbe riuscito già a commuovermi.
Ma io sono costante ed immutabile
come la Stella dell’Orsa Minore
alla cui fissità nessuna stella
è pari, nell’intero firmamento.
I cieli son dipinti
d’infinite scintille tutto fuoco,
e ciascuna rifulge come l’altre,
ma ve n’è una ch’è fissa ed immobile
sempre allo stesso punto.
Così nel mondo: è brulicante d’uomini,
fatti di carne e sangue tutti quanti,
e dotati di seme d’intelletto;
e tuttavia in questa moltitudine
io non ne so che uno
che stia saldo, ed immoto, e inespugnabile:
e quell’uno son io.

Senz’Alfano e senza lodo

Di @Starrynight

“Forse dormivo o fors’ero ubriaco,Kazaro
però davvero io non ricordo nulla
di quei favor al dittator kazako.

A dire il ver quand’ero nella culla,
mi disser già che sembravo duro
con men carisma pur di una betulla.

E quando ancora ero nascituro
il nome di Angelino mi fu dato,
sicché io fossi pirla di sicuro.

Di Silvio sarò sempre un buon soldato
a costo pur di risultare pazzo
spero sia quindi chiaro il mio mandato

Carissimi signor, sono un pupazzo!”

Il Caimano e la Leonessa

Di @StrabeneBrescia2

Nell’Ottocento, sito di rivolta
per dieci giorni in lotta all’oppressore.
Tempo trascorse prima che fu accolta

da Garibaldi l’urla di dolore,
fino in Sicilia alimentò gran ressa,
l’Italia intera apprezzò il suo valore.

Vent’anni e più e la musica e la stessa:
ai giudici volge l’urlo il Caimano,
lo fa dalla città della Leonessa.

Suo piagnisteo l’è degno d’un villano,
un’invettiva par, più che un comizio
da riferir al popolo sovrano.

D’urlar al golpe ei non ha perso il vizio.
Ma ciò a cui ahimè abbiam fatto il callo:
l’assenso tacito quirinalizio.

Timor del Colle è che si crei uno stallo
gli andasse male ‘l verdetto su Ruby:
il piano suo degno d’uno sciacallo.

L’accusa ch’oltre a danzare sui cubi,
fu trascinato dal vizio carnale
d’una vicenda, in cui son più le nubi;

suggello n’è la marcia sulle scale
dinanzi le porte della Procura:
come scordar tal facce da maiale?

Brescia a soqquadro, attimi di paura
la polizia in tenuta antisommossa
scorta Brunetta, il cui piede ha premura

di distanziar chi ha in man bandiera rossa
e intona il coro: “Silvio, vai in galera”
castigo per chi ha spartito le ossa

d’Italia, è questa la macchia più nera
altro che le donzelle nei festini!
Chi attende un suo: “Mi pento”, aspetta e spera

Non resta che tifar la Bocassini:
a fronte della condanna richiesta
la Corte la sanzione gli combini.

Se così fosse immagino la festa:
tutto il paese in coda a caroselli
col comandante Beppe Grillo in testa.

Arduo è fregare ‘l lupo pe’ gli agnelli:
se la sinistra è in mano dei D’Alema
non può manco l’autore del Cencelli.

Lungi da me portarvi fuori tema,
del PD note le contraddizioni,
or non è tempo di pensa’ ‘l problema.

Il monito de “l’abbassare i toni”
appare già come pura utopia;
mi spiace Giorgio: c’hai rotto i maroni!

Il ministero della polizia
affidi a chi lì a Brescia è primo attore
dì tal bordello: ma che fetenzia!

The Re-Italy show

Da quando alla ribalta è ritornatoBrescia
non sembra più lo stesso, appar più buono:
scommetti che il Caimano ora è cambiato?

Il seggio di Vice Premier dà in dono
al fido Alfano, restando sul retro
invita i suoi ad abbassare il tono

Vedendo del PD il futuro tetro
corre in soccorso con le larghe intese:
“Collaboriamo, non guardiamo indietro”

Se c’è chi non arriva a fine mese
accorre a far della beneficenza
ma alla TV, così il fatto è palese

Ma ecco arrivar d’appello la sentenza:
dell’onta eterna torna a aver terrore…
così riprende la vecchia parvenza

A Brescia tuona con il vecchio ardore:
dai Magistrati egli è un perseguitato
come di Portobello il conduttore!

Alfano, degli Interni il Delegato,
protesta come se il capo non fosse
dei celerin, da cui vien controllato

Mio caro Silvio, con codeste mosse
parecchi avei convinto fossi in grado
non solo di parlar di toghe rosse

Ma nel tranello invece io non cado:
un falco a cui una mano dai di bianco
somiglia a una colomba assai di rado

In Ciucio Veritas

Di Montales via Spinoza

InciucioRe Giorgio confermato Presidente

ai deputati tosto mette fretta,
“Governo sia ora fatto alacremente,

e Premier sia, vi dico, Enrico Letta”.
Approvazion dà infin anche il Caimano,
purchè di torta abbia una gran fetta.

Così numero due diviene Alfano,
che non contento prende anche l’interno,
sì che dossier segreti tiene in mano.

Al giuramento è subito l’inferno,
un tizio spara in piazza “sarà matto”,
bel modo di esordir per un governo.

Elettor di sinistra esterrefatto
la lista dei ministri scorre lento:
Democrazia Cristian per largo tratto.

Ciellino alla difesa, che tormento
Vien da spararsi in testa, tutti morti,
ma, aspetta, questo è proprio accanimento:

ciellino è anche il Ministro dei Trasporti.
Ma non fermarti, guarda alla Salute
del Pdl, non causiamo torti,

Ministro senza Laurea chi discute?
E in tutto ciò Bersani a noi ci dice,
una tra tante lingue biforcute,

“nessuna alternativa più felice”.
Ma intanto sbava rabbia dalla bocca
Ché Premier nominato hanno il suo vice.

E adesso è la pension ciò che gli tocca.

Corsi e ricorsi

Di Bitossi via Spinoza

Il Berluscon, novello Mussolini,
da quando di Fortun perse i favori
combina solamente gran casini:

elegge il suo delfino e lo fa fuori,
infin conferma in toto il suo apparato
credendo di trovar vecchi elettori.

Ma non capisce che il suo tempo è andato,
e un dubbio nel paese è già concreto:
se torna a pasticciar per un mandato

non è che troverà piazzal Loreto?

Le comprimarie del Pdl

di @Heliandros via Spinoza

“Se torna il mio Signor, passo la mano”:
Mesto è l’addio a speranze ed illusioni
Dell’occhiuto messer di nome Alfano

S’imbizzarrisce invece la Meloni:
“Ma li mortacci, nun se fa così:
Silvio c’ha preso tutti pe’ cojoni!”

Mi s’incupisce financo il Samorì,
Che torna nel cilindro con furore
Per fare spazio a Sciur Ghe Pensi Mi.

S’odon gli osanna della Biancofiore
E gli alleluia di Donna Santanché
Per il ritorno del liftato amore.

E a tutti gli altri un fragoroso “TIE”

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di Starrynight via Spinoza

Venghin signori e venga gente astrusa,
di destra le primarie siano indette!
la situazion mi pare un pò confusa.

Ma se persona accorta ci riflette
davanti agli occhi ha solo un gran casino:
la Santanchè dalle gommate tette,

la Biancofior al bar col cappuccino,
il Samorì con l’inquisito Proto
il mellifluo e ventriloquo Angelino.

Meloni appare e il romanesco noto:
la ggioventù, er sociale, er cupolone,
ma dietro le parole c’è un gran vuoto.

Ma basta scherzi e basta ricreazione,
l’unto è tornato e non c’è più partita,
si smonti il circo, all’aria il baraccone

Democrazia di destra: è già finita.