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La selva delle password

Nel mezzo del cammin di nostra vitaimage
mi ritrovai con un’utenza oscura:
la password della posta aveo smarrita

Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
esta password di letter d’ogne sorte
che di mia testa è uscita, per sventura

Non rammentarla è andar incontro a morte;
ma per trattar di come la trovai,
le password d’ora in poi farò più corte…

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Il distributore di complimenti

Per farci tutti quanti più contenti
image perché nessuno ad inventar s’ingegna
qualcosa che dispensi complimenti?

Col malumore ch’ogni dove regna
dell’aggettivo ormai s’è perso l’uso
che faccia una persona sentir degna

Stupisce che caduto sia in disuso
qualcosa senza controindicazioni
nè costi che paventino un abuso

Tant’è: se cerchi congratulazioni
lo specchio resta il solo e unico mezzo
per ricavar delle soddisfazioni

E allora, per solleticar il vezzo
prendiamoci i dovuti apprezzamenti:
se non gratuiti, almen pagando un prezzo

Un’apparecchiatura, orsù, s’inventi
che con un contributo minimale
si spertichi a elargire complimenti

“Signora, resta sempre tale e quale!
Col diavolo per caso ha fatto un patto
che ad un’adolescente la fa uguale?”

“Dottore, quale ventre sodo e piatto!
L’addominale avrà di tartaruga
che dall’invidia potrei dar di matto!”

Così, se capolino fa una ruga
o la calvizie senza sosta avanza
invece di pensar a vie di fuga

la stima ritroviamo e la speranza:
la macchina e una sola monetina
fanno sparire cellulite e panza

In fondo basta poco alla mattina
per ritrovar sorriso e buonumore:
una parola dolce e genuina

non costa nulla ma riscalda il cuore

Il 750° Genetliaco Dantesco

Ebbene sì: tra grandi gioie e affanni,750enario Dante
l’eternità m’appresto a accarezzare:
festeggio settecentocinquant’anni

La ricorrenza mi fa ritornare
con il pensiero a quando il BelPaese
ai tempi miei solevo attraversare

Allor le decisioni erano prese
da Signorotti, chiusi nei castelli,
ignari dei problemi del Paese

Chi producea e accollavasi i fardelli
più grandi eran bifolchi e contadini,
perciò schiacciati da tasse e balzelli

Il popolo, sia adulti che bambini,
soleva contrapporsi tra fazioni
ostili, come i Guelfi e i Ghibellini

Per far fortuna e guadagnar milioni
bastava aver legami col Potere
che ripagar sapeva “buone azioni”

Per i propri diritti far valere
ci si affidava alle Corporazioni
simili a Caste, esclusive e severe

Esercitar di Legge le funzioni
il povero punir significava
pel furto di cibarie e libagioni

Il ricco spesso liscia la passava
anche se si macchiava d’un reato,
non sol se commetteva azione brava.

Per non parlar di Chiesa e di Papato
che, dediti al denaro, agli Istituti
di Credito insidiavano il primato.

Codesti fatti inver sono accaduti
nell’era Medievale, dolorosa
e densa di soprusi risaputi.

Ma adesso, certo, è tutta un’altra cosa…

La leggenda di San Valentino

C’era una volta un giovane, Sabino,San Valentino
romano, centurione e gran soldato,
a cui toccò uno scherzo del Destino.

Di nobile famiglia blasonato,
più Dèi, com’era d’uso, avea nel cuore:
al credo dei pagani era votato.

Un giorno in cui marciava con fervore
per Terni s’imbatté in una donzella:
Serapia, per cui fu subito amore

Serapia era fanciulla buona e bella;
però ella venerava il Dio Cristiano.
Per un pagano ciò era vera iella.

Sabino corse a chiederne la mano
ma i genitori opposero rifiuto
ed ogni tentativo restò vano.

Ma egli era un soldato risoluto:
al Vescovo di Terni, Valentino,
rivolse la richiesta sua d’aiuto

Il Vescovo restò ed essi vicino
dando alle nozze la benedizione
dopo che battezzato ebbe Sabino

Ma pria di celebrar dei due l’unione
Serapia s’ammalò di febbre e tisi
senza speranza alcun di guarigione

Sabino cadde in preda ad una crisi.
A Valentino chiese: “Sia mia moglie
prima che parta per i campi elisi”

E, narra la leggenda, come foglie
dal ramo un sonno eterno portò via
d’ambo gli amanti le beate spoglie.

Ma maritarli fu vera eresia:
col suo martirio, dell’incauto gesto
pagò San Valentino la poesia

D’amanti è il protettor proprio per questo,
chè per amore altrui donò la vita
(seppur c’è chi sostiene sia un pretesto
)

Maccheronate dantesche

Macaronea

Ripetizioni di italiano. Commento al primo verso della Divina Commedia:
Io: “Che significa ‘nel mezzo del cammin di nostra vita’?”
Alunna: “…”
Io: “Bene, prendiamola da lontano. In che anno si svolge il viaggio agli Inferi di Dante?”
Alunna: “…”
Io: “Nel 1300!!! E quanti anni aveva Dante in quel momento?”
Alunna: “…”
Io: “Quando è nato Dante?”
Alunna: “…”
Io (sudando): “Nel 1265! Fai la sottrazione…”
Alunna: “1300-1265 fa… fa…”
Io (con gli occhi fuori dalle orbite): “Te lo dico io: 35! Ai tempi di Dante, l’età di 35 anni cosa significava?”
Alunna (candida): “Gli anni che aveva Gesù quando è morto?”
Io (sconvolta): “NO!!!!! A quanti anni è morto Gesù?”
Alunna (poco convinta): “30?”
(Mani nei capelli)

Prof: – Cosa intende Dante con “dannazione”?
Alunno: – …
Prof: – Cos’è un’anima dannata??
Alunno: – Beh, un’anima… vecchia… come il vino, d’annata…

I Liceo, compito in classe di Italiano:…

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Serenata a sorpresa

Scritto per il LoLington Post

Il prode Cecco alla sua innamorataSerenata-featured-300x336
s’appresta a organizzar sotto al verone,
romantico, una bella serenata

Da mesi ormai prepara la canzone
che intonerà al cospetto di quel viso
angelicato e rosso d’emozione

e sogna, ripetendo il breve inciso,
di udir della sua voce il suon vibrante,
melodico, da uccel del Paradiso

Strimpella il mandolin, con far zelante
poi con la strofa va del ritornello…
ma lo raggiunge un suono raggelante!

La voce che sognava d’un fringuello
è stridula e stonata, al punto tale
da ricordar d’un pozzo il verricello!

Ma Cecco non la prende troppo a male:
“In fondo, basta che sia buona e bella
e sappia intrattener un commensale”

“Mia amata”, si rivolge alla donzella
“Rallegrami l’udito, sii indulgente,
col suono della dolce tua favella”

Ma basta una parola, quasi niente,
per far capire a Cecco che l’amata
non è solo stonata: è balbuziente!

Depresso dalla nuova bastonata
fa per girar sui tacchi, poi s’arresta:
“Che importa, quel che conta è la facciata!”

“Mia cara”, dice, “Non essere mesta:
possiedi una beltà così abbagliante
che il neo mostratomi nell’ombra resta.

Perchè mi lasci solo e trepidante,
e non scendi a tenere compagnia
al menestrello, garrulo e cantante?”

D’un tratto la donzella corre via
e in Cecco inizia a fremer la speranza,
pregusta dell’incontro la magia.

La luce vede spegner nella stanza,
ode girar la chiave nella toppa,
la porta s’apre ed ecco lei che avanza:

“Oh cacchio, non ci credo! E’ pure zoppa!”

L’Eden di Della Valle

Di Della Valle il turno sembra giuntoDella Valle
La sua “discesa in campo” nell’agone
accolgo con non poco disappunto

Che s’ergano dal mondo del pallone
a della Patria Prodi Salvatori
nuovo non è: dell’ultimo bubbone

portiamo nelle nari ancor gli afrori.
Come se governare il BelPaese
fosse question di gol e di rigori.

E pure in questo caso di palese
ci vedo un gran conflitto d’interessi
celato dietro a nobili pretese.

Di Tod’s sei il proprietario, non siam fessi:
è chiara come il bianco delle sciarpe
che porti quale trama, o Diego, tessi.

A Renzi vuoi soltanto “far le scarpe”

Foto delle vacanze: le 5 reazioni classiche di amici e colleghi

Scritto per InSupposte

Finite le vacanze, ancora per qualche giorno ci si consola guardando, sistemando e caricando nei social le istantanee più belle, quegli attimi di felicità cristallizzati che ci procurano un mix di gioia e malinconia.Foto delle vacanze: le 5 reazioni classiche di amici e colleghi
E dato che la felicità è vera felicità solo se condivisa, ognuno di noi mostra orgogliosamente ad amici, colleghi e parenti luoghi, paesaggi, situazioni, abbuffate, aspettandosi di ricevere una reazione di apprezzamento.

Che qualche volta arriva. Altre volte le espressioni facciali e i commenti detti o postati svelano ben altri pensieri. Ecco i 5 più frequenti:

1Che posto di merda! Molto meglio dove sono andato io”. Altro che l’erba del vicino è sempre più verde: anche se lo fosse, gliela brucerebbero col diserbante! Sono i classici soggetti del “Bello, però dov’ero io…”: loro sono sempre un gradino sopra agli altri, fanno sempre qualcosa di diverso o in più, e se non lo hanno fatto, piuttosto che darvi la soddisfazione di cedere il loro immaginario scettro, se lo inventano. Oppure sminuiscono quello che fate voi, in modo da ristabilire la loro indiscussa supremazia;

2Sicuramente per andare in un posto del genere si è ipotecato la casa”. E’ una reazione sorella della precedente: di fronte a immagini di posti esotici e/o esclusivi, rosicano all’idea di non esserci stati loro. E adottano la tattica della volpe e l’uva, convincendosi del fatto che non ne valesse la pena a causa del sicuramente pessimo rapporto qualità/prezzo. Sono quelli che si informano minuziosamente sul costo di ogni dettaglio del vostro viaggio e concludono affermando di essere stati “in un posto bellissimo spendendo quasi niente”;

3 “Queste foto sembrano fatte da un malato di Parkinson. Se avete amici o conoscenti appassionati di fotografia e per questo convinti di essere Helmut Newton o Steve Mc Curry, sapete a cosa mi riferisco. Al posto di guardare il soggetto delle fotografie, criticano l’inquadratura, o sostengono sia sovraesposta, o controsole, e via dicendo. Di solito dopo aver guardato le vostre foto tirano fuori il tablet e cominciano a mostrarvi le loro (mai meno di un migliaio), per evidenziare, anche se pacatamente, la differenza tra le vostre ciofeche i loro capolavori;

4 “Madonna, che palla di lardo! Che coraggio mettersi in costume!“. Reazione tipicamente femminile: tra le centinaia di foto scattate, amiche e colleghe indugiano su quelle in cui apparite in costume o in abiti che lasciano intravedere spanne di pelle di solito sapientemente nascoste. La loro speranza è che abbiate più buchi di cellulite, più pancia e più rotolini di loro, in modo da convincersi di non essere poi così male e di far tacere la coscienza quando, per il decimo anno di fila, bucheranno il proposito, fatto soli pochi giorni prima, di iscriversi in palestra;

5 “Oooooh che bello! (quando finisce ‘sta tortura?)”. In realtà di guardare le vostre foto e di sapere cosa avete fatto durante le vacanze non gliene può fregare di meno. Ma dato che hanno paura di sembrare scortesi dandolo a vedere, fingono interesse e commentano qualunque cosa con esclamazioni entusiastiche, anche se il tono fa venire il dubbio che stiate mostrando le foto ad un risponditore automatico. Il loro obiettivo è ovviamente quello di farvi terminare la vostra piccola mostra prima possibile in modo da passare ad altro. Ad esempio alle fotografie delle loro vacanze.

Contrappasso 2.0 – I colleghi cazzeggiatori

Scritto per InSupposte

Non sottovalutateli: sono dei maledetti geni.
Perchè trascorrere ben 8 ore senza fare assolutamente nulla, dando però l’idea di essere impegnatissimi, e soprattutto senza farsi beccare, non è affatto semplice.

Se passi vicino alla loro scrivania, difficilmente li senti parlare di report o di fatturati: li trovi per lo più impegnati in Contrappasso 2.0 - i colleghi cazzeggiatoriconversazioni telefoniche private, oppure sono concentrati a pistolare sulla loro pagina Facebook.
Se intercetti per caso una loro stampa, puoi stare certo che riporti l’offerta di un last minute per la Grecia o la lista dei primi 10 agriturismi dell’entroterra emiliano scaricata da TripAdvisor.

Quando però hai bisogno di loro, assumono in un nanosecondo l’espressione di un medico del Pronto Soccorso alle prese con un paziente affetto da colica renale: sono presissimi con cose urgentissime che vanno consegnate a brevissimo. E via di superlativi fino a quando non avete abbastanza e non vi decidete a lasciarli in pace.

Poichè essere cazzeggiatori doc non vuol dire essere fessi, è anzi necessario non farsi cogliere in fallo in modo da poter continuare il giochino a oltranza, di solito sono bravissimi a scaricare il proprio lavoro sugli altri: i colleghi cazzeggiatori infatti sono il naturale complemento dei colleghi “muli da soma”, sui quali hanno un ascendente fortissimo.
Alle donne in genere è sufficiente assumere l’atteggiamento da gatte morte, mentre gli uomini si affidano ai “do ut des” più disparati. Se poi si tratta di Manager, è un gioco da ragazzi perchè basta la coercizione.

Ma come ci insegna Triste Mietitore, tutto ha una fine, prima o poi: e il Signore delle Tenebre sta preparando un girone dell’Inferno tutto per loro.

Contrappasso 2.0 – gli insozzatori di bagni pubblici

Scritto per InSupposte

Alzi la mano chi non si è mai imbattutto almeno una volta in una latrina che ricordi il film Trainspotting, o Roberto Benigni ne “Il Piccolo Diavolo” nella scena della pipì a idrante.

Avere un bisogno impellente quando si è fuori casa, ormai, fa desiderare ardentemente di possedere una vescica di scorta, Contrappasso 2.0 - gli insozzatori di bagni pubblicicome la batteria dello smartphone. Usare i bagni pubblici è spesso un incubo per gli occhi e l’olfatto, e tutto per colpa di minus habens convinti, a quanto pare, che per il fatto che una cosa si chiami “cesso” debba per forza essere disgustosa.

Non mi riferisco solo ad autogrill, bar ed aeroporti: le scene “pulp” si trovano in discrete quantità anche negli uffici. A nulla valgono quei capolavori di diplomazia che sono i cartelli appesi sulle porte dei bagni, nel tentativo di limitare i danni: “I signori utenti sono gentilmente pregati di convogliare le loro deiezioni al centro della tazza – grazie per la collaborazione
Probabilmente ci si aspetta che gli zozzoni abbiano rispetto almeno per lo sforzo sovrumano profuso nel descrivere in modo elegante qualcosa che ha a che fare con le funzioni corporee; il problema è che, oltre ad essere zozzoni, sono spesso anche ignoranti.

Vogliamo dare una bella lezione a questi insopportabili imbrattatori? Schiaffiamoli all’Inferno e facciamogliela pagare!