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Il 750° Genetliaco Dantesco

Ebbene sì: tra grandi gioie e affanni,750enario Dante
l’eternità m’appresto a accarezzare:
festeggio settecentocinquant’anni

La ricorrenza mi fa ritornare
con il pensiero a quando il BelPaese
ai tempi miei solevo attraversare

Allor le decisioni erano prese
da Signorotti, chiusi nei castelli,
ignari dei problemi del Paese

Chi producea e accollavasi i fardelli
più grandi eran bifolchi e contadini,
perciò schiacciati da tasse e balzelli

Il popolo, sia adulti che bambini,
soleva contrapporsi tra fazioni
ostili, come i Guelfi e i Ghibellini

Per far fortuna e guadagnar milioni
bastava aver legami col Potere
che ripagar sapeva “buone azioni”

Per i propri diritti far valere
ci si affidava alle Corporazioni
simili a Caste, esclusive e severe

Esercitar di Legge le funzioni
il povero punir significava
pel furto di cibarie e libagioni

Il ricco spesso liscia la passava
anche se si macchiava d’un reato,
non sol se commetteva azione brava.

Per non parlar di Chiesa e di Papato
che, dediti al denaro, agli Istituti
di Credito insidiavano il primato.

Codesti fatti inver sono accaduti
nell’era Medievale, dolorosa
e densa di soprusi risaputi.

Ma adesso, certo, è tutta un’altra cosa…

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Ai miei tempi

Ai miei tempi, la società si fondava sulla Signoria: i Signori erano degli aristocratici, attenti a mantenere il potere ben saldo nelle loro mani, appartenenti ad una Casta chiusa. Se ne stavano rintanati nei loro castelli fortificati e avevano pochi contatti con la realtà del popolo.Feudalesimo

Ai miei tempi il mondo era basato sui legami personali, sulla fedeltà, l’onore: la fortuna personale di ciascuno dipendeva molto dal grado di vicinanza ai Signori.
Vassalli e valvassori gravitavano nell’orbita di costoro e cercavano di ricavarne benefici in cambio di favori.

Ai miei tempi, la Società era per lo più composta da gente grezza e incolta, quasi nullatenente, che il Signore considerava alla stregua di una sua proprietà.
I contadini rappresentavano la motrice dell’economia del Paese e la maggiore risorsa per la produzione della ricchezza. Per questo motivo il loro lavoro era assoggettato al controllo e ai balzelli imposti dai Signori.

Ai miei tempi la legge non era uguale per tutti: un contadino veniva giudicato sommariamente e condannato anche per il furto di una mela, mentre un signore era praticamente intoccabile: non veniva mai perseguito, nemmeno per reati di eccezionale gravità.

Ai miei tempi il popolo tendeva a spaccarsi in fazioni contrapposte: Bianchi e Neri, Guelfi e Ghibellini, pro-Papato e pro-Impero. Ognuno sosteneva acriticamente la propria fazione a mo’ di tifo calcistico, a prescindere dai fatti e dalle ragioni di ognuna.

Ai miei tempi gli artigiani erano organizzati in Corporazioni: erano di fatto piccoli imprenditori che si tramandavano l’attività di padre in figlio. La Corporazione faceva fronte comune nella difesa degli interessi degli associati, e costituiva anch’essa una piccola Casta.

Ai miei tempi la Chiesa era ben lontana dalla povertà propugnata da Gesù Cristo: era un centro di potere formidabile, in grado di influenzare sia il popolo che le scelte politiche del Paese. Ci fu addirittura un ordine monastico, i Templari, che diventò ricchissimo grazie all’esercizio dell’attività bancaria!

Ma tutto questo accadeva ai miei tempi, nel lontano Medioevo
Adesso, certo, è tutta un’altra cosa