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Il 750° Genetliaco Dantesco

Ebbene sì: tra grandi gioie e affanni,750enario Dante
l’eternità m’appresto a accarezzare:
festeggio settecentocinquant’anni

La ricorrenza mi fa ritornare
con il pensiero a quando il BelPaese
ai tempi miei solevo attraversare

Allor le decisioni erano prese
da Signorotti, chiusi nei castelli,
ignari dei problemi del Paese

Chi producea e accollavasi i fardelli
più grandi eran bifolchi e contadini,
perciò schiacciati da tasse e balzelli

Il popolo, sia adulti che bambini,
soleva contrapporsi tra fazioni
ostili, come i Guelfi e i Ghibellini

Per far fortuna e guadagnar milioni
bastava aver legami col Potere
che ripagar sapeva “buone azioni”

Per i propri diritti far valere
ci si affidava alle Corporazioni
simili a Caste, esclusive e severe

Esercitar di Legge le funzioni
il povero punir significava
pel furto di cibarie e libagioni

Il ricco spesso liscia la passava
anche se si macchiava d’un reato,
non sol se commetteva azione brava.

Per non parlar di Chiesa e di Papato
che, dediti al denaro, agli Istituti
di Credito insidiavano il primato.

Codesti fatti inver sono accaduti
nell’era Medievale, dolorosa
e densa di soprusi risaputi.

Ma adesso, certo, è tutta un’altra cosa…

Genetliaco Dantesco (un po’ in ritardo…)

Tanto gentile ancor oggi ella pareDanteAlighieri
la festa tua che il dì d’oggi saluta;
ricorda, senza poi ch’essa lo muta
il suon del tuo mirabil verseggiare.
 
Ella si va, sentendosi augurare
benignamente in amistà venuta,
sì par che se del foglio scena è muta
lo scritto tuo si resta ad aspettare.
 
Mostrasi pur piacente a chi s’adira
per la battuta al piglio dell’onore:
che ‘ntender no la può chi dall’alcova
 
dell’ignoranza sua dimostri prova;
ma chi del giorno tuo mira l’albore,
fa festa e sol l’arguzia e l’estro mira.