Archivi Blog

Solstizio d’estate

E’ estate: la stagione del colorewpid-field_hamois_belgium_luc_viatour.jpeg
il culmine dell’anno, quasi il resto
ne sia preparazione oppur pretesto,
lenta rivalsa da buio e grigiore

Le altre stagioni: inverno, primavera
e autunno son la prova generale
di quel grande spettacolo teatrale
che la Natura ci presenta, fiera

Più intenso d’ogni fior sento l’odore
il sole indaco rende il cielo immoto
delle cicale il canto i sensi culla.

Di nove mesi i patimenti annulla:
un anno senza estate è triste e vuoto
come una vita intera senza amore

Foto delle vacanze: le 5 reazioni classiche di amici e colleghi

Scritto per InSupposte

Finite le vacanze, ancora per qualche giorno ci si consola guardando, sistemando e caricando nei social le istantanee più belle, quegli attimi di felicità cristallizzati che ci procurano un mix di gioia e malinconia.Foto delle vacanze: le 5 reazioni classiche di amici e colleghi
E dato che la felicità è vera felicità solo se condivisa, ognuno di noi mostra orgogliosamente ad amici, colleghi e parenti luoghi, paesaggi, situazioni, abbuffate, aspettandosi di ricevere una reazione di apprezzamento.

Che qualche volta arriva. Altre volte le espressioni facciali e i commenti detti o postati svelano ben altri pensieri. Ecco i 5 più frequenti:

1Che posto di merda! Molto meglio dove sono andato io”. Altro che l’erba del vicino è sempre più verde: anche se lo fosse, gliela brucerebbero col diserbante! Sono i classici soggetti del “Bello, però dov’ero io…”: loro sono sempre un gradino sopra agli altri, fanno sempre qualcosa di diverso o in più, e se non lo hanno fatto, piuttosto che darvi la soddisfazione di cedere il loro immaginario scettro, se lo inventano. Oppure sminuiscono quello che fate voi, in modo da ristabilire la loro indiscussa supremazia;

2Sicuramente per andare in un posto del genere si è ipotecato la casa”. E’ una reazione sorella della precedente: di fronte a immagini di posti esotici e/o esclusivi, rosicano all’idea di non esserci stati loro. E adottano la tattica della volpe e l’uva, convincendosi del fatto che non ne valesse la pena a causa del sicuramente pessimo rapporto qualità/prezzo. Sono quelli che si informano minuziosamente sul costo di ogni dettaglio del vostro viaggio e concludono affermando di essere stati “in un posto bellissimo spendendo quasi niente”;

3 “Queste foto sembrano fatte da un malato di Parkinson. Se avete amici o conoscenti appassionati di fotografia e per questo convinti di essere Helmut Newton o Steve Mc Curry, sapete a cosa mi riferisco. Al posto di guardare il soggetto delle fotografie, criticano l’inquadratura, o sostengono sia sovraesposta, o controsole, e via dicendo. Di solito dopo aver guardato le vostre foto tirano fuori il tablet e cominciano a mostrarvi le loro (mai meno di un migliaio), per evidenziare, anche se pacatamente, la differenza tra le vostre ciofeche i loro capolavori;

4 “Madonna, che palla di lardo! Che coraggio mettersi in costume!“. Reazione tipicamente femminile: tra le centinaia di foto scattate, amiche e colleghe indugiano su quelle in cui apparite in costume o in abiti che lasciano intravedere spanne di pelle di solito sapientemente nascoste. La loro speranza è che abbiate più buchi di cellulite, più pancia e più rotolini di loro, in modo da convincersi di non essere poi così male e di far tacere la coscienza quando, per il decimo anno di fila, bucheranno il proposito, fatto soli pochi giorni prima, di iscriversi in palestra;

5 “Oooooh che bello! (quando finisce ‘sta tortura?)”. In realtà di guardare le vostre foto e di sapere cosa avete fatto durante le vacanze non gliene può fregare di meno. Ma dato che hanno paura di sembrare scortesi dandolo a vedere, fingono interesse e commentano qualunque cosa con esclamazioni entusiastiche, anche se il tono fa venire il dubbio che stiate mostrando le foto ad un risponditore automatico. Il loro obiettivo è ovviamente quello di farvi terminare la vostra piccola mostra prima possibile in modo da passare ad altro. Ad esempio alle fotografie delle loro vacanze.

Buon Ferragosto

Buon Ferragosto a chi sui monti alloggia,Ferragosto
a chi trascorre le vacanze al mare
e a chi resta in città sotto la pioggia,

a chi le ferie ancora deve fare,
e a chi sta rifacendo le valigie
perché al lavor s’appresta a ritornare

a chi nelle giornate buie e grigie
d’inverno anela al caldo ed all’estate
ma quando arriva, il freddo predilige

Buon Ferragosto a voi, che celebrate
della Vergine Maria l’assunzione
ma che toccasse a voi preferivate

A chi con la famiglia il gran cenone
farà, come se fosse Capodanno
ma guarderebbe la televisione

a chi settembre vede come a un danno
e a chi vorrebbe fosse già Natale
per cominciar daccapo un nuovo anno

Di Ferragosto questa è la morale
seppur l’umore un poco ci rovina
e la malinconia un poco ci assale:

somiglia alla domenica mattina:
è ancora in corso il fine settimana
ma senti il lunedì che s’avvicina

Le 5 battute più divertenti mai dette sulla Primavera

Scritto per In Supposte

E’ arrivata la Primavera! E insieme a lei fioccano le frasi più scontate, a cominciare da quella sulle mezze stagioni che non ci sono più. E poi fiori, fiori, fiori…Primavera

Possibile che nessuno abbia mai associato la Primavera a qualcosa di diverso dai fiori? Che noia! Persino la mitica Miranda Pristley del “Diavolo veste Prada” ha dichiarato: “Floreale”? In primavera? Avanguardia pura…”
In realtà qualcuno che si sia divertito a dissacrarla, e senza menzionare l’allergia, c’è stato.

Vi riporto alcune battute tra le più divertenti che mi siano capitate a portata di orecchio.

Non ci sono più mezze stagioni. Vivaldi, fosse nato adesso, non faceva primavera, estate… Ne faceva una sola, una sola di strombazzamenti e la chiamava “Tempo di merda” (Luciana Littizzetto);

Non c’è che una stagione: l’estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L’autunno la ricorda, l’inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla (Ennio Flaiano);

La primavera è in ritardo. Si pensa che sia rimasta incinta (Massimo Boldi);

– Crede che sarà una Primavera precoce?
– La prevedo per il 21 di marzo (Bill Murray, tratta dal film “Ricomincio daccapo);

Se una rondine non fa primavera, figurarsi se un coglione fa categoria (Lella Costa)

Nostalgia canaglia

Ferie concluse ormai da qualche giorno Nostalgia
sebbene d’esse fare rimembranza
rinfranchi dal grigiore del ritorno

Della ripresa è dura la sostanza
come se fosse un camion contro il quale
mi scontro e inesorabilmente avanza

Lo so, quanto dirò sembra banale
ma tutto sembra pallido e slavato
persino quando il sol splende regale

Della città il color pare sgranato
come una vecchia foto in bianco e nero
il cui smalto dal tempo è ormai segnato

L’ufficio pare loco a me straniero
e fingo d’esser in un altro posto
invece che in quest’antro, buio e altero

Mi sento un pollo sopra un girarrosto
che gira, mentre a fuoco lento cuoce.
Scusate, quanto manca a ferragosto?

Ode alla Cozza

Scritto per il LoLington Post

Dono del Ciel, più che Frutto di MareCozze 300x336
nel guscio nero e ruvido nasconde
un cuore dolce dal sapore d’onde
che mai immagineresti di trovare

E’ un fatto che ritengo singolare
che, pur crescendo su insalubri sponde,
sian cibo prelibato, e non immonde
ed il palato sappian deliziare

Le donne ad esse si suole accostare
se sono brutte, basse e un poco tonde
Ma la bontà che all’une corrisponde
nell’altre a volte è ardua da trovare

Son umili, di tutti alla portata
perfette da gustare in compagnia
senza posate, solo con le dita.
La scelta dei menù par infinita:
da “gratinata”, vera leccornìa,
fino al guazzetto d’aglio, in “impepata”

Là dove molta pioggia mi percuote

Scritto per il LoLington Post

“Io venni in loco d’ogne luce muto, Il nuovo canto V dell'Inferno
che mugghia come fa mar per tempesta,
se da contrari venti è combattuto.

La bufera infernal, che mai non resta,
mena li spirti con la sua rapina;
voltando e percotendo li molesta”

Il mese che viviam, di grigio tinto
mi sembra di lussuria il contrappasso
che scrissi nell’Inferno, canto quinto

Laddove ci si dedicò allo spasso,
piaceri della carne dissoluti
la pena è di subir di pioggia squasso

Un dubbio vien: saran forse dovuti
la pioggia a secchi, il freddo persistente
a scandali che a Iddio son pervenuti?

E se la colpa del tempo indecente
fosse del Re dell’eleganti cene
e del Consiglio nostro ex-presidente?

Oh Dio, paghiamo già salate pene
a causa del ventennio scellerato
Almen delle ore soleggiate e amene

d’estate a cui c’hai sempre abituato
la gioia lasciaci, che il vecchio adagio
rammento: “piove sempre sul bagnato”

Ad Arcore concentra il nubifragio!