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Diritto e Rovescio

Di Valeria Noli

Può venire da pensareMafia romana
che in città ci si diverta.
Ma se stiamo un po’ a guardare,

sempre corta è la coperta:
si potrebbe lacerare.
E la sola cosa certa

è che molta è la manfrina.
Tra sinistra e camerati,
la politica è sentina,

molti sono i derubati.
Noi scegliamo, segno a segno,
tra i pareri dichiarati:

la Boldrini grida sdegno,
Alemanno si sospende,
ed il sindaco di legno

grida (appeso alle sue tende,
un monologo ch’è un dramma)
e nessuno se l’attende,

“io non c’entro” e poi anche “mamma”
avvistando Carminati.
C’è su Twitter poi chi spamma:

siamo tutti sconsolati.
Sono tristi che li han presi,
e perché con gli immigrati

c’eran traffici sospesi.
Poi, con la partita doppia,
fitto fitto di sottesi,

il registro quasi scoppia
per le troppe transazioni.
Nessun lascia, altrui raddoppia,

sono grandi le illazioni.
“Da indagare”, “Da capire”,
sono chiare le intenzioni?

Mai che il verbo “restituire”
lo utilizzino i felloni.
Noi chiediamo dimissioni.

La giustizia carceraria
vi rovesci a zampe all’aria!

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La riduzione del(le) pene

Di @Valeria_Noli

Quest’oggi la Giustizia ha rinunciatoMinetti Mora Fede
alla sua residenza in Tribunale
perché un gruppetto, ch’era processato,
se l’è cavata infine, e niente male.

Mora, Minetti, Fede e l’esaltato
uomo che fu il sovrano dell’Arcòre
ricevon la sentenza dello Stato
che riconosce l’unto del Signore
solo ad avere al tempo consumato
della fanciulla il dono più segreto.

E non mi riferisco al corpo usato,
bensì all’età cui è giusto porre veto
violare, come è chiaro ed è scontato,
dalla legge di Dio, ch’è regolare,
e d’uomo che si voglia rispettato.

Si parla allora di quel “lupanare”
dove operava in fede l’imputato
Fede, della Minetti gran sciampista
che un tempo la regione ha governato.

Ecco poi Lele Mora, già nudista,
(basta la sola idea a mozzare il fiato),
pentirsi a tempo, come un camorrista.

E se alla fine corte son le pene
vuol dire che non è finita bene.

Quando Silvio varcò il RubyGate

D’esser uno Statista di valorewpid-silvio-berlusconi-giulio-cesare.jpeg
da sempre Silvio il sogno ha accarezzato
d’un Cesare alla stregua, imperatore

Col grande General divide il fato:
il primo ha attraversato il Rubicone
e lui dal RubyGate s’è svincolato

Ma ahimè rimane almeno una questione
per cui  la somiglianza sottosotto
con Cesare non regge il paragone.

Del condottiero conosciamo il motto:
“Il dado è tratto”, mentre Berlusconi
Dudu può al massimo lanciare al trotto

The Hashtag – #ugualeperqualcuno

Non servono l’indulto o l’amnistia:
a dimezzar del carcere la ressa
ci pensa la Ministra Annamaria!

Il tasto Cancellieri

Scritto per il LoLington Post

Da giorni d’altro par non si discorre:Cancellieri+Berlusconi
la Cancellieri come il Berluscone
gli amici ad ogni remora antepone
e una scarcerazione fa disporre

Fu abuso? E’ la domanda che ricorre
Oppur l’ingenuità fu la cagione
di quanto v’è nell’intercettazione
che il suo operato ad imbrattar concorre?

Di certo s’è creato un precedente
che caverà d’impaccio il Parlamento
chiamato ad annunciare un’amnistia
Di casa chiunque avverta nostalgia
dal gabbio d’ogni mal farà lamento
grazie a un giornal che sia accondiscendente

E se del BelPaese il Presidente
di Silvio ogni speranza avesse spento
e fosse ormai la grazia un’utopia
ci penserebbe certo Anna Maria
del carcere a salvarlo dal tormento
In fondo, egli è soltanto un conoscente…

Ai miei tempi

Ai miei tempi, la società si fondava sulla Signoria: i Signori erano degli aristocratici, attenti a mantenere il potere ben saldo nelle loro mani, appartenenti ad una Casta chiusa. Se ne stavano rintanati nei loro castelli fortificati e avevano pochi contatti con la realtà del popolo.Feudalesimo

Ai miei tempi il mondo era basato sui legami personali, sulla fedeltà, l’onore: la fortuna personale di ciascuno dipendeva molto dal grado di vicinanza ai Signori.
Vassalli e valvassori gravitavano nell’orbita di costoro e cercavano di ricavarne benefici in cambio di favori.

Ai miei tempi, la Società era per lo più composta da gente grezza e incolta, quasi nullatenente, che il Signore considerava alla stregua di una sua proprietà.
I contadini rappresentavano la motrice dell’economia del Paese e la maggiore risorsa per la produzione della ricchezza. Per questo motivo il loro lavoro era assoggettato al controllo e ai balzelli imposti dai Signori.

Ai miei tempi la legge non era uguale per tutti: un contadino veniva giudicato sommariamente e condannato anche per il furto di una mela, mentre un signore era praticamente intoccabile: non veniva mai perseguito, nemmeno per reati di eccezionale gravità.

Ai miei tempi il popolo tendeva a spaccarsi in fazioni contrapposte: Bianchi e Neri, Guelfi e Ghibellini, pro-Papato e pro-Impero. Ognuno sosteneva acriticamente la propria fazione a mo’ di tifo calcistico, a prescindere dai fatti e dalle ragioni di ognuna.

Ai miei tempi gli artigiani erano organizzati in Corporazioni: erano di fatto piccoli imprenditori che si tramandavano l’attività di padre in figlio. La Corporazione faceva fronte comune nella difesa degli interessi degli associati, e costituiva anch’essa una piccola Casta.

Ai miei tempi la Chiesa era ben lontana dalla povertà propugnata da Gesù Cristo: era un centro di potere formidabile, in grado di influenzare sia il popolo che le scelte politiche del Paese. Ci fu addirittura un ordine monastico, i Templari, che diventò ricchissimo grazie all’esercizio dell’attività bancaria!

Ma tutto questo accadeva ai miei tempi, nel lontano Medioevo
Adesso, certo, è tutta un’altra cosa

La guerra dei Vent’anni

Di AAAAH!Vignetta-Berlusconi

Ci trovavamo insieme io e il mio Vate,
Si dava un’occhiatina a quel canale
Le cui frequenze mai furon pagate.

mandavano per l’aere uno Speciale,
oscure a me vicende ivi narrate.
Sapevo che c’entrava un tribunale,

Il resto mi sembravano cazzate.
Mi chiesi: «cosa son queste storielle
che rendon le persone interessate?».

Per ch’i’ dissi: «Maestro, chi son quelle
genti che fulva donna sì gastiga? ».
«Il primo di color di cui novelle

saper chi sia vuoi prenderti la briga?»
«Fu imperatore dalle molte regge.
Mai il il vizio di rubar fu messo in riga,

che corruzion fé licita in sua legge,
per torre il biasmo in che era condotto.
Ell’è Berlusconì, di cui si legge

che succedette a Licio, da esso edotto:
di Roma Re divenne, da plebeo.
L’altra è colei che cela col cappotto,

da suora, un microscopico pareo:
Nicole, che fu igienista e poi zarina.
Karima vedi, per cui tanto reo

Silvio sedusse, quella signorina,
protetta, disse,
 d’un Capo di Stato.
Galeotta fu una telefonatina,

per questo dovrebb’esser giudicato,
ma di Giustizia ignora ogni precetto.
“Mi vogliono far fuori!”, ha dichiarato.

“Si tratta di sovietico sgambetto,
dei Magistrati questa è una trovata!”.
…Dalla sola Giustizia, egli è ‘l’oggetto»

Mi fa il Vate, con voce disperata.
«Ma ancora c’è chi crede alla scemenza,
che lui non l’ha sfruttata ma salvata,

dal vivere l’orribil esistenza,
di meretrici, prone o genuflesse?»
Mi chiedo se non fosse coincidenza,

Che ‘l cuore a grande gnocca rivolgesse
Potresti, caro Silvio, per coerenza
Portarti a letto anche ragazze cesse?

O selezioni la beneficenza?