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80 euro posson bastare

80 euro per te
imageposson bastare
80 euro per chi
si lascia ingravidare
disoccupati da sistemare
e pensionati che non voglion morire
80 euro per chi
mi dice sempre di sì

Vorrei sapere chi ha detto
che la copertura non c’è
matto, quello è proprio matto perché
forse non sa
che basta alzar le tasse sulla casa
o sulla pattumiera
Però quel matto mi conosce perché ha detto una cosa vera

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L’Eden di Della Valle

Di Della Valle il turno sembra giuntoDella Valle
La sua “discesa in campo” nell’agone
accolgo con non poco disappunto

Che s’ergano dal mondo del pallone
a della Patria Prodi Salvatori
nuovo non è: dell’ultimo bubbone

portiamo nelle nari ancor gli afrori.
Come se governare il BelPaese
fosse question di gol e di rigori.

E pure in questo caso di palese
ci vedo un gran conflitto d’interessi
celato dietro a nobili pretese.

Di Tod’s sei il proprietario, non siam fessi:
è chiara come il bianco delle sciarpe
che porti quale trama, o Diego, tessi.

A Renzi vuoi soltanto “far le scarpe”

Cedere o non cedere, questo è il problema

Liberamente ispirata all'”Amleto” di Shakespeare

Cedere o non cedere, questo è il problema:Cedere o non cedere, questo è il problema
se sia più nobile nella mente soffrire
i colpi di fionda e i dardi dell’oltraggioso Grillo
o prender le armi contro un mare di bischeri
e, rottamandoli, disperderli. Morire, sparire.
Nient’altro, e con un Decreto dire che poniamo fine
ai dolori del Governo e ai mille tumulti interni
naturale retaggio del PD: è una conclusione
da desiderarsi immediatamente. Morire, finire.

Sperare, forse sognare. Sì, qui è l’ostacolo,
perché in quello stato di pace quali rogne possano venire
dopo che ci siamo cavati di dosso queste rotture di corbelli
deve farci esitare. È la remora questa che di tanto
prolunga la vita alle legislature.

Chi vorrebbe, sennò, sopportare le frustate e gli scherni di Grillo,
il torto della Camusso, la contumelia del Civati superbo,
le angosce di Squinzi, il ritardo delle leggi,
l’insolenza delle cariche ufficiali, e il disprezzo
che Matteo, paziente, riceve dai mediocri,
quando di mano propria potrebbe saldare il suo conto
con un colpetto di firma? Chi porterebbe fardelli,
grugnendo e sudando sotto il peso di una vita faticosa,
se non fosse il timore di qualcosa dopo le elezioni,
la terra inesplorata donde mai non tornò alcun trombato,
da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/classico/racconto-2315a sgomentare la nostra volontà
a persuaderci a sopportare i mali che abbiamo
piuttosto che accorrere verso altri che ci sono ignoti?

Così ci fa vigliacchi la coscienza;
così l’incarnato naturale della determinazione
si scolora al cospetto del pallido pensiero.
E così imprese di grande importanza e rilievo
sono distratte dal loro naturale corso:
e dell’azione perdono anche il nome…

(Matteo Renzi, marzo 2014)

da PensieriParole <http://www.pensieriparole.it/racconti/classico/racconto-23159-1>

Tanto gentil e tanto onesto pare

Scritto per il LoLington Post

Tanto gentile e tanto onesto pareTanto gentil e tanto onesto pare
il buon Matteo, quand’egli altrui saluta:
la lingua sua non sa restare muta,
quando gli piglia il ticchio di parlare.

Gongola assai, sentendosi laudare,
che d’umiltà non brilla è risaputo
e par che apposta sia quaggiù venuto
da cielo in terra a miracol mostrare.

Mostrasi sì piacente a chi lo mira
genuino e gran comunicatore:
sui fatti lo vedremo ora alla prova;

speriamo che qualcosa alfin si mova
che dia sollievo, non solo rigore,
e al BelPaese mormori: Respira!

I due fanciulli

Liberamente riadattata dalla poesia “I due fanciulli” di Giovanni Pascoli

In quel di Roma, ai garruli trastulliBambini
erano intenti, nella pace d’oro
lassù a Palazzo Chigi, i due fanciulli.

Nel gioco, serio al pari d’un lavoro,
corsero a un tratto, tra i drappi vermigli,
tra lor parole grandi più di loro.

Guardò Matteo negli occhi, due cipigli
non più veduti, ed Angelino, esangue,
trovò le palle e sfoderò gli artigli,

e in cuore un’acre bramosia di sangue:
ancor rivali, altro che fratelli!
d’Italia la riforma intanto langue

E tu, Re Giorgio (a cui non più i capelli
far perder non si puote), intervenivi
su loro, e li staccavi, i lioncelli,

«Al lavoro!» intimasti «ora, cattivi!»

Dopo la punizion, Napolitano,
tornò da loro, ed esplorò col lume
tremante un po’ dalla vegliarda mano.

Guardò sospeso; e buoni oltre il costume
li vide cooperar, quasi a braccetto
con le lor bianche aluccie senza piume;

Pensò, di sè entusiasta: «ora è perfetto!»

Silvio, i’ vorrei che tu e Napo ed io

Silvio, i’ vorrei che tu e Napo ed ioRenzi e Berlusconi
pensassimo a rifare il Parlamento,
per dar vita a un Governo ch’a ogni vento
per sempre andasse al voler vostro e mio,

sì che fortuna od altro tempo rio
non ci potesse dare impedimento,
anzi, all’accrescer dell’affiatamento,
di stare insieme crescesse ‘l disio.

E Mastro Alfano e Mastro Grillo poi
che insieme di percento han quasi trenta
ci riconosceranno il lor favore:

Orsù, mettiam da parte odio e livore,
vedrai che ogni fazion sarà contenta,
sì come i’ credo che saremmo noi

A Silvio (da Matteo)

Per gentile concessione de @Il_Leopardi

Silvio, rimembri ancoraRenzi e Berlusconi
Quel tempo in cui fosti Parlamentare,
Immunità splendea
Negli occhi tuoi fetenti e un po’ lascivi,
E tu, fosco ed esoso, al Quirinale
Per farla franca ambivi?
Sonavan le quiete
Stanze, e le vie dintorno,
Al tuo desco elegante,
Allor che a grazie femminili intento
Sedevi, assai contento
Del dopo cena che già ti godevi.
Eri un maschio focoso: e tu solevi
Così menar le sere.

Gli uffici Comunali
Talor lasciando, là a Palazzo Vecchio,
Ove il tempo mio primo
E di me si spendea la maggior parte,
D’in su i veron del Fiorentino ostello
Porgeo gli orecchi al suon della tua voce,
Ed al tono feroce
Che usciva dalla tele.
Miravo al Nazareno,
Vite dorate e corti,
Poi a Palazzo Chigi, e quindi al Colle.
Lingua mortal non dice
Se t’ammiravo o meno

Tu pria che il tempo prescrivesse il fatto,
Dai comunisti combattuto e vinto,
Venivi condannato. E non vedevi
La falsità dei tuoi;
Nè avesti più il calore
Delle movenze di negre procaci,
O degli sguardi languidi e lascivi;
Nè teco le compagne ai dì festivi
Simulavano amore.

Beh cominciamo orbene!
Da me venisti, in fondo; queste
le riforme, e la legge elettorale
Di cui tra poco ragioniamo insieme
E anche la sorte del Governo Letta
La detto io, l’agenda:
Tu, misero, cadesti: e con la mano
Di Renzi la vittoria alle elezioni
Saluti da lontano.