Archivi Blog

Foto delle vacanze: le 5 reazioni classiche di amici e colleghi

Scritto per InSupposte

Finite le vacanze, ancora per qualche giorno ci si consola guardando, sistemando e caricando nei social le istantanee più belle, quegli attimi di felicità cristallizzati che ci procurano un mix di gioia e malinconia.Foto delle vacanze: le 5 reazioni classiche di amici e colleghi
E dato che la felicità è vera felicità solo se condivisa, ognuno di noi mostra orgogliosamente ad amici, colleghi e parenti luoghi, paesaggi, situazioni, abbuffate, aspettandosi di ricevere una reazione di apprezzamento.

Che qualche volta arriva. Altre volte le espressioni facciali e i commenti detti o postati svelano ben altri pensieri. Ecco i 5 più frequenti:

1Che posto di merda! Molto meglio dove sono andato io”. Altro che l’erba del vicino è sempre più verde: anche se lo fosse, gliela brucerebbero col diserbante! Sono i classici soggetti del “Bello, però dov’ero io…”: loro sono sempre un gradino sopra agli altri, fanno sempre qualcosa di diverso o in più, e se non lo hanno fatto, piuttosto che darvi la soddisfazione di cedere il loro immaginario scettro, se lo inventano. Oppure sminuiscono quello che fate voi, in modo da ristabilire la loro indiscussa supremazia;

2Sicuramente per andare in un posto del genere si è ipotecato la casa”. E’ una reazione sorella della precedente: di fronte a immagini di posti esotici e/o esclusivi, rosicano all’idea di non esserci stati loro. E adottano la tattica della volpe e l’uva, convincendosi del fatto che non ne valesse la pena a causa del sicuramente pessimo rapporto qualità/prezzo. Sono quelli che si informano minuziosamente sul costo di ogni dettaglio del vostro viaggio e concludono affermando di essere stati “in un posto bellissimo spendendo quasi niente”;

3 “Queste foto sembrano fatte da un malato di Parkinson. Se avete amici o conoscenti appassionati di fotografia e per questo convinti di essere Helmut Newton o Steve Mc Curry, sapete a cosa mi riferisco. Al posto di guardare il soggetto delle fotografie, criticano l’inquadratura, o sostengono sia sovraesposta, o controsole, e via dicendo. Di solito dopo aver guardato le vostre foto tirano fuori il tablet e cominciano a mostrarvi le loro (mai meno di un migliaio), per evidenziare, anche se pacatamente, la differenza tra le vostre ciofeche i loro capolavori;

4 “Madonna, che palla di lardo! Che coraggio mettersi in costume!“. Reazione tipicamente femminile: tra le centinaia di foto scattate, amiche e colleghe indugiano su quelle in cui apparite in costume o in abiti che lasciano intravedere spanne di pelle di solito sapientemente nascoste. La loro speranza è che abbiate più buchi di cellulite, più pancia e più rotolini di loro, in modo da convincersi di non essere poi così male e di far tacere la coscienza quando, per il decimo anno di fila, bucheranno il proposito, fatto soli pochi giorni prima, di iscriversi in palestra;

5 “Oooooh che bello! (quando finisce ‘sta tortura?)”. In realtà di guardare le vostre foto e di sapere cosa avete fatto durante le vacanze non gliene può fregare di meno. Ma dato che hanno paura di sembrare scortesi dandolo a vedere, fingono interesse e commentano qualunque cosa con esclamazioni entusiastiche, anche se il tono fa venire il dubbio che stiate mostrando le foto ad un risponditore automatico. Il loro obiettivo è ovviamente quello di farvi terminare la vostra piccola mostra prima possibile in modo da passare ad altro. Ad esempio alle fotografie delle loro vacanze.

Buon Ferragosto

Buon Ferragosto a chi sui monti alloggia,Ferragosto
a chi trascorre le vacanze al mare
e a chi resta in città sotto la pioggia,

a chi le ferie ancora deve fare,
e a chi sta rifacendo le valigie
perché al lavor s’appresta a ritornare

a chi nelle giornate buie e grigie
d’inverno anela al caldo ed all’estate
ma quando arriva, il freddo predilige

Buon Ferragosto a voi, che celebrate
della Vergine Maria l’assunzione
ma che toccasse a voi preferivate

A chi con la famiglia il gran cenone
farà, come se fosse Capodanno
ma guarderebbe la televisione

a chi settembre vede come a un danno
e a chi vorrebbe fosse già Natale
per cominciar daccapo un nuovo anno

Di Ferragosto questa è la morale
seppur l’umore un poco ci rovina
e la malinconia un poco ci assale:

somiglia alla domenica mattina:
è ancora in corso il fine settimana
ma senti il lunedì che s’avvicina

Le 5 cose che gli uomini invidiano alle donne

Scritto per In Supposte

Madonne e Gentili Donzelle, che da sempre andate ripetendo “Come vorrei essere nata uomo!”: non crucciatevi!Festa della Donna

Sì, è vero, un uomo apparentemente gode di maggiore libertà fin dall’infanzia e può essere affascinante senza necessariamente essere considerato stupido.
Può addirittura fare flatulenze in pubblico senza essere bandito dalla propria cerchia di amicizie, anzi destando ilarità.

Ma guardate la questione dal lato opposto: quante cose gli uomini NON possono fare, nonostante ne avrebbero desiderio o necessità, che invece per una donna sono considerate assolutamente naturali?

Vi faccio qualche esempio:

1) Rimediare alla bruttezza: una donna, a meno che non assomigli alla Littizzetto, con un po’ di trucco, una pettinatura giusta e un vestito azzeccato può salire anche di due livelli nella scala “Scorfano-Cozza-Balena-Sogliola-Sirena-Passera”. Un uomo inguardabile resta tale (a meno che non sia miliardario, ma questa è un’altra storia);

2) Essere bassa: una donna alta un metro e cinquanta, se proporzionata, è comunque considerata affascinante. Anzi, ci sono uomini che hanno un vero e proprio debole per le donne minute. Un uomo di quella taglia è irrimediabilmente condannato all’insuccesso: con le donne, al lavoro, alla guida di un’auto. A meno che non si chiami Berlusconi e porti scarpe coi tacchi interni, ma si torna alla questione di cui sopra;

3) Andare in vacanza con un’amica: due donne in vacanza da sole, anche se single e stagionate, sono semplicemente due amiche in vacanza. Due uomini in vacanza da soli, specialmente se single e stagionati, nel migliore dei casi sono due gay, nel peggiore due maiali pedofili alla ricerca di qualche innocente ragazzina del posto con cui trastullarsi;

4) Smettere di lavorare: la carriera non fa per voi? sognate da sempre una famiglia numerosa? La Società non condannerà mai una donna che scelga di essere l’angelo del focolare, e che trascorra la giornata a fare biscotti. Un uomo non solo è geneticamente obbligato a lavorare, ma deve anche avere successo ed essere stressato per essere considerato in gamba. Sposare una miliardaria non risolve il suo problema, anzi, all’etichetta di “incapace” aggiunge quella di “parassita”;

5) Piangere: il pianto, che sia di dolore, rabbia o felicità, è comunque espressione di un’emozione ed è liberatorio. Una donna che piange è sensibile, un cammeo di virtù femminile, ispiratrice di poesie. E’ persino bella. Un uomo che piange? Mammoletta, femminuccia, mezzasega, sono gli epiteti più gentili che può aspettarsi di ricevere, persino dai famigliari. Lascio a ognuno di voi la ricerca dei peggiori…

Nostalgia canaglia

Ferie concluse ormai da qualche giorno Nostalgia
sebbene d’esse fare rimembranza
rinfranchi dal grigiore del ritorno

Della ripresa è dura la sostanza
come se fosse un camion contro il quale
mi scontro e inesorabilmente avanza

Lo so, quanto dirò sembra banale
ma tutto sembra pallido e slavato
persino quando il sol splende regale

Della città il color pare sgranato
come una vecchia foto in bianco e nero
il cui smalto dal tempo è ormai segnato

L’ufficio pare loco a me straniero
e fingo d’esser in un altro posto
invece che in quest’antro, buio e altero

Mi sento un pollo sopra un girarrosto
che gira, mentre a fuoco lento cuoce.
Scusate, quanto manca a ferragosto?

Ode alla Cozza

Scritto per il LoLington Post

Dono del Ciel, più che Frutto di MareCozze 300x336
nel guscio nero e ruvido nasconde
un cuore dolce dal sapore d’onde
che mai immagineresti di trovare

E’ un fatto che ritengo singolare
che, pur crescendo su insalubri sponde,
sian cibo prelibato, e non immonde
ed il palato sappian deliziare

Le donne ad esse si suole accostare
se sono brutte, basse e un poco tonde
Ma la bontà che all’une corrisponde
nell’altre a volte è ardua da trovare

Son umili, di tutti alla portata
perfette da gustare in compagnia
senza posate, solo con le dita.
La scelta dei menù par infinita:
da “gratinata”, vera leccornìa,
fino al guazzetto d’aglio, in “impepata”

Tipi da spiaggia

Scritto per il LoLington Post

Ebbene sì, lo confesso: Dante è un amante delle spiagge.toto_spiaggia_libera-V2
Ma come, direte, tu al mare con quel pastrano e quel cappello demodé? O, peggio ancora, non ti farai mica vedere bardato con un ridicolo costume inizio ‘900, a rigoni orizzontali e canotta incorporata?

Calma, niente di tutto ciò: amo le spiagge in quanto osservatore dell’italica fauna. Il rito estivo dei lettini e degli  ombrelloni sul bagnasciuga dice sugli italiani molto di più di quanto si possa pensare. Un Marziano che si trovasse a trascorrere qualche giorno su un litorale modaiolo, potrebbe ricavarne tanti spunti da scrivere un trattato di sociologia.

Io, alieno non da un punto di vista spaziale ma certamente temporale, ho appena trascorso qualche giorno in Costa Smeralda. E mi sono divertito ad osservare le seguenti categorie di “homo spaggiaticus”, che condivido con voi:

I traslocatori
Di solito sono famiglie allargate, composte da padre, madre, figli, cugini, zii, nonni e nipoti. Quando approdano in spiaggia, la densità per metro quadrato subisce un’impennata subitanea, perchè sono soliti portarsi dietro mezza casa. Alle tradizionali seggioline e ombrelloni, si vanno ad aggiungere, ad esempio: tende canadesi (se non addirittura gazebi), borsoni giganteschi traboccanti di racchettoni, fucili ad acqua, braccioli e secchielli, borse frigo contenenti alimenti per mangiare i quali è necessario aspettare il giorno dopo per fare il bagno, salvagenti a forma di animali formato jumbo. Manca solo il televisore LCD. E la cosa più curiosa è che i traslocatori, chissà perchè, tendono ad accalcarsi sulle spiagge più affollate, quasi mai su quelle deserte. 

Arrivan tutti in battera, locuste
senza ritegno, come se le spiagge
non fossero di lor parecchio anguste

I fanatici dei racchettoni
Sono la massima espressione della sportività italiana, dopo quella “da divano”, davanti alla televisione alla domenica. Che siano bambini o adulti, si dedicano all’attività con la stessa solerzia di Roger Federer in occasione della finale del Roland Garros. Se qualche vicino di ombrellone si lamenta per colpa degli schiamazzi, o perchè la pallina cade troppo a ridosso del suo spazio vitale, reagiscono come se il suddetto campione avesse subìto un’ingiustizia arbitrale. Finita la partita, provvedono immediatamente a reintegrare le calorie disperse (non sia mai!) con un ricco spuntino preparato all’uopo (molto simile a quello descritto al punto precedente) 

Tra un dritto ed un rovescio sulla rena
mi sento un campionissimo, e pazienza
se una pallina prendo a malapena

I palestrati depilati
Gli italiani che fanno sport sul serio, invece, si sottopongono a mesi di sforzi in palestra solo e unicamente per poter esibire pettorali, bicipiti e deltoidi facendo le vasche sul bagnasciuga. Perchè tutta la muscolatura faticosamente costruita risalti a dovere, non mancano di accompagnarla ad un’impeccabile abbronzatura ed un’attenta depilazione di torace e gambe, che li fa luccicare come otarie. E qui mi sorge spontanea una domanda, che rivolgo alle donzelle: ma è poi vero che alle donne piace l’uomo completamente glabro come un Big Jim? Se non è così, per favore diteglielo.

Della riviera passa il bellimbusto
convinto che ogni donna non resista
ai muscoli guizzanti del suo fusto

Costumi e accessori mimetici
Che non si dica che gli italiani sono un popolo rassegnato e non combattente: sarà il segno dei tempi, sarà un’esigenza che nasce dal disagio sociale, ma quest’anno chiunque non indossi almeno un capo mimetico non è nessuno. Le spiagge, e non solo, sono popolate da improbabili Rambo di ambo i sessi, che esibiscono bermuda, gonne, magliette, cappelli, costumi da bagno, borse e persino custodie del telefonino in foggia militare. D’altra parte, vent’anni di Berlusconismo devono aver convinto costoro che ciò che conta sono le intenzioni.

Sono così sicuro ed aggressivo
 col verde maculato che nessuno
dirà: “Sei rassegnato e remissivo”

I cellulare-dipendenti
E’ più forte di loro: non possono farne a meno. Quando il telefono squilla, il tono di voce subisce un’impennata, per assicurarsi che tutti possano udire la conversazione. E non importa che sia la mamma o la zia con cui è appena terminata una conversazione fiume poche ore prima: la solennità è la medesima di un Amministratore Delegato che sta decidendo del destino di migliaia di dipendenti. Quando invece il telefono è muto, controllano nervosamente di non aver perso qualche chiamata, oppure guardano avidamente i post su Facebook. I più intellettuali si dedicano a interminabili partite a Ruzzle, incuranti del fatto che ormai le vincono tutte solo perchè hanno imparato a memoria tutte le parole disponibili.

Che resti senza è proprio un’eccezione
Il guaio delle ferie è che talvolta 
al mar non prende ben la connessione!

I navigatori “anch’io, anch’io”
Di solito chi ha la fortuna di permettersi una barca giustifica l’investimento dicendo che “permette di godersi il mare senza accalcarsi sulle spiagge e stare più comodi”. Qualcuno deve allora farmi la grazia di spiegarmi quale ignoto processo mentale porta i diportisti, siano essi possessori di modesti natanti o yacht, a frequentare tutti le stesse calette, per inciso quelle più famose. Nei mesi di luglio e agosto, certe baie incontaminate assumono lo stesso aspetto di un parcheggio ad ore, costringendo i naviganti a bagnarsi facendo lo slalom tra le àncore.
Temo tuttavia di conoscere la risposta: “Che senso ha avere una barca se non posso far vedere che ce l’ho al maggior numero di persone possibile?”

Di barche si discorre, oppur di pene?
Chi ne possiede una, o la più lunga
la voglia di mostrarla non contiene

L’insostenibile pesantezza dell’etere

Scritta a quattro mani con @CorneliusCootDilbert

CorneliusCoot Un giorno, come tra due cari amici
 parlando dello stress e noi sue prede
 a Dante parlai dei miei sacrifici

“Nei giorni in cui il lavoro il passo cede
al riposar di membra e affetti cari
la mente sembra un fior che l’acqua chiede”

Neuroni e recettor… i più precari
se dan forfait, la pausa serve acuta
al fin di riposar coi famigliari

“Purtroppo un solo giorno non aiuta
se gli altri giorni della settimana
il fior viene annaffiato con cicuta”

Codesta sua risposta pare lama…
Oh Dante, che tristezza…. questo è vero!
dev’esser l’abitudine italiana.

“Mio caro Dante, brutto per davvero
siam sempre troppo appresso a li doveri
che a riposar pensiam… sol col pensiero”

dante_alighieri_normal1.jpg Mio caro amico, quel che dici è vero

 sebben non sia il dovere la ragione
 piuttosto un’efficienza pari a zero

Altrove, dall’America al Giappone
son più concisi, meno bizantini
non perdon tutto il dì in una riunione

Non han la fissa del telefonino
perennemente acceso, a dar risposta
fulminea a ogni messaggio anche cretino

Vediamo il bello, non quanto ci costa
l’onnipresenza on line, senza mai fine
l’assurda dipendenza dalla posta

Sembriamo in batteria delle galline!